Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Artico: un cocktail di veleni servito ghiacciato

La sintesi in italiano di un rapporto del WWF sullo stato di salute, anzi di malattia, dell'ambiente artico, causato dall'inquinamento chimico prodotto dall'uomo.

Sul sito del WWF Italia è disponibile in formato PDF il sommario in italiano di un rapporto completo, anch'esso in PDF ma scritto in inglese, sullo stato di salute della fauna che vive negli ambienti artici.

Il contenuto di questo rapporto è quanto meno allarmante: orsi polari, beluga, foche, leoni marini, uccelli ed altri animali artici sono pesantemente minacciati dall'inquinamento chimico prodotto dall'uomo a più basse latitudini. Purtroppo l'Artico, meraviglioso ma fragilissimo ecosistema, ha la sfortuna di essere diventato, per colpa dei venti e delle correnti, la pattumiera del mondo industrializzato.

E' indispensabile correre al più presto ai ripari, prima che sia troppo tardi. Sperando di dare un piccolo aiuto alla diffusione di questo rapporto del WWF, pubblico sul blog la versione in XHTML accessibile del sommario in PDF presente sul sito del WWF Italia.

FAUNA ARTICA: EFFETTI SULLA SALUTE DOVUTI ALL'ESPOSIZIONE ALLE SOSTANZE CHIMICHE TOSSICHE

[La copertina del documento del WWF riportato in questo articolo]L'Artico

Immaginate una regione illuminata dal sole per soli sei mesi l'anno e immersa in una notte senza fine per altri sei; una regione dove neve e ghiaccio sono essenziali alla vita. L'Artico è un ambiente straordinariamente bello, ma aspro e impietoso che, in alcune zone, assomiglia a un deserto ghiacciato. Per poter considerare l'Artico la propria casa, animali e uomini hanno bisogno di speciali adattamenti e strategie, che permettano loro di vivere in totale sintonia con questo ambiente estremo. Sorprendentemente, l'Artico è una regione piena di vita, abitata da lepri, lemming, uccelli, ghiottoni, renne, caribù, buoi muschiati, foche, trichechi, balene, volpi artiche, lupi e orsi polari. Attualmente nell'Artico vivono anche circa 4 milioni di persone.

Malgrado la sua posizione remota, l'Artico risente dell'inquinamento proveniente da zone molto distanti.

A destare particolare preoccupazione sono gli agenti chimici artificiali volatili di origine industriale e agricola, che vengono trasportati nelle fredde terre dell'Artico dai venti e dalle correnti oceaniche.

L'uso e la produzione di prodotti chimici sono in aumento e ciò significa che l'Artico, in avvenire, sarà sempre più contaminato.

"Gli scienziati continuano a condurre ricerche sull'Artico e sempre nuovi studi emergono dimostrando come lo stato di salute della fauna artica, a causa dell'esposizione alle sostanze chimiche, sia già gravemente compromesso" afferma Samantha Smith del Programma artico internazionale del WWF.

Nel febbraio 2005, il WWF ha portato all'attenzione pubblica la presenza e i livelli di concentrazione dei prodotti chimici tossici nell'Artico. In questo nuovo rapporto, vengono evidenziati gli attuali problemi e i danni alla salute nei mammiferi e negli uccelli artici dovuti all'inquinamento chimico.

Effetti sulla salute

Nella fauna selvatica artica, l'esposizione alle sostanze chimiche è stata correlata a interferenze nel sistema ormonale e immunitario, a modifiche dei livelli di vitamina A e dello spessore delle ossa. Gli ormoni controllano quasi ogni funzione del corpo - compresi gli organi interni, le funzioni neurologiche, il sistema immunitario, gli stimoli della fame e della sete, il metabolismo, lo sviluppo, la fertilità, la determinazione del sesso, gli impulsi sessuali, la gravidanza, i ritmi circadiani (cicli giorno/notte), il comportamento e la capacità di reagire alle condizioni ambientali.

Numerose classi di sostanze chimiche inquinanti risultano tossiche per il sistema immunitario, la cui alterazione può provocare una ridotta resistenza alle malattie, un aumento dell'incidenza dei virus e un incremento della trasmissione delle patologie all'interno di una popolazione e fra più popolazioni. Uno dei maggiori motivi di preoccupazione riguarda l'interazione tra le miscele di agenti tossici inquinanti e i fattori ambientali dell'Artico (come per esempio i cambiamenti climatici e la perdita di habitat) che potrebbe ridurre la capacità degli animali di confrontarsi con successo con le dure leggi di un ambiente così estremo (per esempio gli inverni duri, l'alimentazione, la predazione dei nidi) e quindi ad un ridotto successo riproduttivo, a un aumento dell'incidenza delle malattie e della mortalità e, quindi, al declino delle popolazioni.

Effetti conosciuti sulla salute delle specie artiche
Specie Effetti sulla salute
orsi polari Alterazione del sistema immunitario, ormonale e dei livelli di vitamina A; diminuzione dello spessore delle ossa.
foche e leoni marini Deformità scheletriche, problemi riproduttivi, malattie della pelle, tossicità per il sistema immunitario, cancro e cambiamenti nei livelli degli ormoni tiroidei e della vitamina A.
beluga Infezioni parassitarie e altre malattie infettive, cancro (in particolare cancro intestinale), lesioni indicanti problemi riproduttivi ed immunitari.
uccelli Effetti sul comportamento, sulla riproduzione, sulle funzioni immunitarie e sullo sviluppo. Riduzione delle cure parentali durante l'incubazione delle uova e alterazione del piumaggio.

Mammiferi artici

I mammiferi marini si nutrono di invertebrati, di pesci, di uccelli e di altri mammiferi contaminati. L'accumulo delle sostanze chimiche tossiche negli esseri viventi fa sì che la loro concentrazione aumenti man mano che si sale nella catena alimentare, fino a raggiungere i massimi livelli nei predatori apicali (come per esempio gli orsi polari).

Orsi polari

[Un orso polare]Questi predatori, all'apice della catena alimentare, risultano gravemente contaminati da sostanze chimiche, tra cui quelle attualmente in uso presenti negli elettrodomestici, come i ritardanti di fiamma bromurati (BFR) e i composti perfluorinati.

Gli effetti nocivi correlati alla presenza di sostanze chimiche negli orsi polari includono: alterazioni del sistema immunitario, ormonale e della vitamina A e diminuzione dello spessore delle ossa (la misura della quantità di calcio e dello spessore delle ossa riflette la salute generale dell'apparato scheletrico dell'animale).

Gli orsi polari, che presentano nel plasma concentrazioni di PCB tra 72,3 e 83,9 ng/g (nanogrammi per grammo) di peso fresco, mostrano alterazioni dei livelli degli ormoni tiroidei.

Tra i composti perfluorinati, il PFOS (perfluorottano sulfonato) è stato rinvenuto nel fegato degli orsi polari dell'Alaska con una concentrazione media di 793 negli adulti e 537 ng/g di peso fresco negli adulti, nei giovani e nei cuccioli.

Sebbene non siano stati ancora pubblicati lavori sugli effetti sulla salute dovuti all'esposizione al PFOS nelle specie artiche, studi sperimentali hanno mostrato, nei roditori, un legame con l'aumento della mortalità neonatale, con problemi respiratori e alterazioni neuro-endocrine e, nei pesci, problemi riproduttivi e alterazioni ormonali. Negli uccelli, i livelli di PFOS sono stati associati all'aumento della massa epatica e dei livelli di ematocrito.

Foche e leoni marini

[Una foca della Groenlandia allatta un cucciolo]Le foche e i leoni marini risultano contaminati da PCB, pesticidi organoclorurati, metalli pesanti, ritardanti di fiamma attualmente presenti sul mercato e composti perfluorinati. La più alta concentrazione relativa alla somma dei diversi PBDE (sostanze appartenenti alla classe dei ritardanti di fiamma) è stata, finora, rilevata nelle foche grigie (con un intervallo medio di valori tra 222,6 e 514,7 ng/g nel grasso). La concentrazione media di PFOS rilevata nei reni delle foche comuni è di 378,46 ng/g di peso fresco.

Il PFOS, legandosi in maniera persistente alle proteine sieriche, si accumula nel sangue e nel fegato degli organismi viventi esposti (animali e uomo), interferendo con il sistema ormonale.

Gli effetti a oggi conosciuti degli agenti inquinanti nelle foche e nei leoni marini includono deformità scheletriche, patologie a carico delle ghiandole surrenali, blocco uterino, riproduzione alterata, malattie della pelle, tossicità per il sistema immunitario, cancro e cambiamenti nei livelli degli ormoni tiroidei e della vitamina A (un micronutriente necessario a quasi tutti i tessuti nel corpo).

Beluga

[Un beluga]I beluga prediligono le acque costiere poco profonde e risalgono la foce dei fiumi, aree in cui le sostanze inquinanti sono massimamente concentrate. I beluga presentano altissimi livelli di inquinanti chimici: i corpi di alcuni animali trovati morti, provenienti dall'estuario del fiume San Lorenzo in Canada, sono stati smaltiti come rifiuti tossici, tanto era alto il loro livello di contaminazione. I beluga sono affetti da infezioni parassitarie e da altre malattie infettive, da cancro (in particolare da quello intestinale) e le lesioni sui loro corpi starebbero a indicare problemi riproduttivi e immunitari. Recentemente, è stata rilevata nei beluga la presenza anche di concentrazioni di alcuni contaminanti emergenti, tra cui i ritardanti di fiamma bromurati e i composti chimici perfluorinati.

Nonostante si sappia ancora poco sulla tossicità dei ritardanti di fiamma sulle specie artiche, ricerche effettuate su altre specie hanno mostrato conseguenze quali la distruzione del sistema endocrino e l'alterazione dello sviluppo neuro-comportamentale.

Uccelli

Molte sostanze chimiche si concentrano nel tessuto adiposo e, al momento della deposizione, passano nelle uova, localizzandosi prevalentemente nel tuorlo.

Negli uccelli, quindi, l'embrione già nelle prime critiche fasi di sviluppo è esposto ai contaminanti chimici.

[Un falco predatore ed un mugnaiaccio]Negli uccelli, come i nei mammiferi, il ciclo riproduttivo è sotto il controllo ormonale; l'esposizione alle sostanze chimiche, alterando i livelli degli ormoni, provoca squilibri e danni alla riproduzione. Negli uccelli, gli ormoni tiroidei regolano il metabolismo, lo sviluppo, il peso, la funzionalità del sistema nervoso, la cova delle uova, la muta e la riproduzione. Le uova degli uccelli costituiscono ottimi strumenti per il monitoraggio di agenti chimici e possono servire inoltre da sentinelle per il monitoraggio dei rischi correlati alla salute umana.

Gli uccelli acquatici, come i gabbiani, sono animali longevi che raggiungono la maturità sessuale piuttosto tardi e presentano bassi tassi riproduttivi. La stabilità delle popolazioni dipende dunque dal tasso di sopravvivenza degli adulti, la cui anche minima riduzione può portare a gravi ripercussioni sull'indice di accrescimento generale della popolazione stessa.

In alcune zone, tra cui la Norvegia artica, sono state riscontrate, nelle popolazioni di gabbiano glauco, concentrazioni allarmanti di PCB, la cui presenza è correlata a effetti di immunosoppressione, come evidenziato da diversi studi scientifici.

Le ricerche condotte sul gabbiano hanno inoltre indicato una correlazione tra la presenza di agenti inquinanti e gli effetti sulla riproduzione, sul comportamento, sul sistema immunitario e sullo sviluppo. Sono stati riscontrati una riduzione delle cure parentali durante i periodi di cova e alterazioni del piumaggio.

Femmine di Mugnaiaccio, con elevati livelli di pesticidi organoclorurati nel loro organismo, hanno mostrato un ritardo dei tempi di deposizione della uova, una maggiore incidenza del tasso di predazione dei loro nidi e una riduzione del volume dell'uovo stesso, rispetto a femmine risultate meno contaminate.
Gli uccelli sono risultati contaminati da inquinanti chimici emergenti.

Conclusioni

Sono ora disponibili diversi studi sui mammiferi e sugli uccelli artici che dimostrano come l'esposizione alle sostanze chimiche causi effetti avversi sulla salute di queste specie. Alcuni degli effetti evidenziati sono potenzialmente molto seri (come per esempio la depressione del sistema immunitario, l'interferenza con il sistema endocrino, l'alterazione del comportamento).

I dati discussi in questo nuovo rapporto del WWF, considerati nel loro complesso, indicano come gli agenti inquinanti mostrino potenziali effetti negativi sulla salute, non solo tra le specie e le popolazioni oggetto di studio, ma probabilmente anche su altri mammiferi ed uccelli marini non specificamente considerati.

[Una volpe artica]L'esposizione alle sostanze chimiche desta grande preoccupazione per la fauna selvatica, anche in considerazione del fatto che la sopravvivenza della maggior parte delle specie è messa in pericolo da altre serie minacce che, in alcuni casi, portano ad un declino demografico delle grandi popolazioni.

Sebbene alcune sostanze chimiche tossiche siano già state bandite, le più recenti sostanze attualmente presenti sul mercato - come per esempio i ritardanti di fiamma bromurati e i composti perfluorinati - vengono rinvenute negli uccelli e nei mammiferi artici.

Sulla base di queste evidenze, i decisori politici devono approvare una normativa basata sul principio precauzionale. L'Unione Europea deciderà presto riguardo al regolamento sulle sostanze chimiche REACH, acronimo inglese che sta per Registrazione, Valutazione e Autorizzazione delle Sostanze Chimiche.

Non ci si può più permettere di perdere tempo, e non ci si può permettere di sprecare questa occasione approvando un testo che non comprenda in modo chiaro e netto il principio di sostituzione (le sostanze più pericolose, a cominciare da quelle per le quali è già disponibile un'alternativa, devono essere progressivamente bandite) e adeguati controlli.

REACH avrà un impatto economico minimo, apportando grandi benefici economici e ambientali. Recentemente il WWF ha eseguito dei Blood Test (Test sul sangue) su cittadini e politici europei, i cui risultati hanno dimostrato che siamo tutti contaminati da un cocktail di sostanze chimiche tossiche e che nessuno di noi è immune dai loro potenziali effetti. Per non ripetere gli errori del passato è necessario migliorare ora la sicurezza in materia di sostanze chimiche. Il nuovo regolamento in materia di sostanze chimiche proposto all'Unione Europea costituisce un'opportunità unica per i legislatori di assicurare a esseri umani, fauna selvatica e ambiente un alto livello di protezione contro le sostanze chimiche pericolose. Non possiamo permetterci di perdere quest'opportunità per rendere il nostro futuro più sicuro.

Traduzione a cura di Eva Alessi.
Campagna DetoX/Svelénati, WWF Italia

Commenti dei lettori

  1. Commento di Marcello Cerruti - 19/6/2006 ore 14,14

    La razza umana sembra una mandria di lemmings che corre verso la scarpata... :-(

    Tuttavia non tutte le prese di coscienza ambientali si sono rivelate un rimedio migliore del male.

    Un esempio classico è il caso del DDT.

    Io col DDT ci sono nato vissuto cresciuto e pasciuto.

    Ad un certo punto inizia una terroristica campagna mediatica per la sua messa al bando: è tossico, nocivo, sono stati trovati residui perfino in Antartide... e via dicendo.

    Morale della favola il DDT viene messo al bando, dovremmo quindi essere tutti contenti di questa presa di coscienza ambientale e dei suoi risultati!

    Nientaffato... Peccato che il DDT si è dimostrato l'unico efficace rimedio per sradicare la malaria.

    Senza andare tanto lontano, la malaria era endemica in Sardegna fino a dopo la II Guerra Mondiale, adesso è sconosciuta; per di più non ho mai sentito annoverare tra i problemi ambientali della sardegna i residui del DDT usato negli anni '50.

    Questa storia edificante mostra tutto l'estremo ed assoluto egoismo delle "anime belle" che si sono battute per la messa al bando del DDT.

    Infatti la malaria è la piaga più grande (forse più dell'AIDS e comunque da ben prima) che affligge l'Africa e gran parte del terzo mondo, ma chissenefrega l'importante è che non si utilizzi il DDT che ferisce la nostra conoscenza ambientale. Che si ammalino! Che muoiano pure! Purché discretamente, lontano dalle TV.

    Certo del DDT, come dei fitofarmaci, si è spesso fatto un'inutile, costosto e dannoso abuso, invece che un utilizzo mirato: un bombartamento a tappeto con un B52 per uccidere una formichina.

    Ma, pur vivendo in Sicilia ed essendo in prima linea, sarei contento se avvenisse una delle belle nemesi della storia. Si verifica la prevista tropicalizzazione del clima ed il plasmodium torna a farci (sgradita) visita :-)

    Sarebbe un modo "scientifico" per misurare l'elevatissimo tasso della nostra miscela esplosiva di buonismo, ipocrisia ed egoismo.

    La fine è nota: tirerebbero fuori dal congelatore il DDT e ne decanterebbero lodi e virtù, ma almeno in questo modo, essendo scaduto il brevetto ne beneficierebbe tutta l'umanità.

    Purtoppo questo il classico happy end. E' ben più probabile che invece si inventi qualcosa di nuovo più tossico e nocivo su cui lucrare.
    Ed il terzo mondo? ma chissenefrega, tanto loro ci convivono da tanti anni e lontano dalle televisioni.

    Del resto con i CFC è successa la stessa cosa: la DuPont che ne deteneva i diritti di royalties, in scadenza nel 1996, ha finanziato la campagna pubblicitaria che ha portato nel 1987 al Protocollo di Montreal. I sostituti sono coperti da brevetto, ovviamente, e non si sa bene cosa facciano...

    A tutt'oggi non esiste ancora una prova certa della correlazione tra buco dell'ozono e CFC. Anzi mi ricordo, come se l'avessi sotto gli occhi un'interrogazione degli anni '70 di un deputato all'europarlamento in cui si chiedeva di indagare sula correlazione tra buco nell'ozono e scarichi dei jet.

    Vabbò non parliamo degli amidi termoplasstici e delle varie plastiche biodegradabili sennò si fa notte....

    Le Brigate Rosse deliravano di SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali) ma il combinato disposto di ignoranza media, isteria collettiva, mass media e multinazionali mi fa non meno paura di Bin Laden.
  2. Commento di Michele Diodati - 20/6/2006 ore 1,4

    Le Brigate Rosse deliravano di SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali) ma il combinato disposto di ignoranza media, isteria collettiva, mass media e multinazionali mi fa non meno paura di Bin Laden.

    Concordo sul ruolo pessimo delle multinazionali nel far crescere gli allarmi su ambiente e inquinamento, ma è un dato di fatto che l'uomo sta facendo letteralmente a pezzi ecosistemi che duravano da milioni di anni. Occorre far qualcosa e subito: la foresta amazzonica fatta a pezzi per far posto ad immense piantagioni di soia; i beluga morti, smaltiti come rifiuti tossici per la quantità di inquinanti assorbita; le pecore di alcuni paesi del napoletano morte per aver pascolato su terreni trasudanti diossina... ce ne sarebbe da continuare l'elenco per ore. Bisogna trovare un modo di far crescere nell'uomo la consapevolezza che lo scempio ambientale deve in qualche modo essere arginato. Qualcuno è troppo solerte nel porre divieti su cose di cui non si conosce la vera nocività, qualcun altro vuole semplicemente lucrarci; nel dubbio, tuttavia, attenersi al principio di precauzione non è sempre una cattiva idea.

    Me ne convinco sempre più: abbiamo bisogno di una nuova filosofia di vita, che abitui i bambini fin da piccoli ad avere a che fare con l'ambiente non per predarlo ma per viverci in armonia. La legge del mercato e dell'economia capitalistica purtroppo non si sposa neppure un po' con un simile obiettivo, perché mira all'arricchimento individuale (o delle imprese, o delle famiglie allargate, il che è lo stesso), facendo astrazione - colpevolmente, ma, ancor più, stupidamente - dall'impatto che le azioni tese al proprio arricchimento hanno sull'ambiente di cui, nonostante tutto, si è parte. L'esempio più stupefacente del corto circuito di cui parlo è quello offerto dai criminali campani che trafficano in rifiuti tossici: pur di arricchirsi, interrano veleni potentissimi nei luoghi dove essi stessi vivono, respirano, mangiano e bevono. O hanno un'assicurazione divina contro il cancro o sono la prova provata della necessità di abbandonare l'economia della predazione a favore di un'economia "filoambientale".

    Ciao,
    Michele

  3. Commento di Marcello Cerruti - 20/6/2006 ore 9,50

    Infatti ho debuttato con la metafora de lemmings :-)

    Purtroppo, a mio parere, l'emergenza numero 1 è la bomba demografica.
    Basta conoscere un pò di demografia storica per rendersi conto che la terra non può sopportare un tale ritmo in valori assoluti e percentuali. All'inizio del '900 eravamo 1,5 miliardi dopo 100 anni più di 6. Nel '800 eravamo 900 milioni, nel '600 600 milioni. In 4 secoli l'umanità è decuplicata, per decuplicare in precenza ci aveva messo circa 25 secoli.
    Anche se le teorie Maltusiane sulla crescita demografica dell'Europa non si sono verificate, per la flessione della crescita demografica, per la crescita economica, per l'emigrazione verso i nuovi mondi, per il progresso scientifico; tuttavia tali teorie non consideravano la crescita demografica del terzo mondo, né l'impatto ambientale della crescita scientifica e di un boom demografico verificatosi in modi e tempi diversi.
    Nessun paese, nemmeno il più sviluppato, può sopportare una cresita demografica di oltre il 1200% come nei paesi del terzo mondo nell'ultomo secolo.
    O pretendiamo egoisticamente che tali paesi vivano in permanente sottosviluppo e miseria a "basso impatto ambientale"?
    Pretesa peraltro illusoria e velleitaria, nei paesi sottosviluppati, tanto per fare un esempio la deforestazione è in massima causa provocata dai locali alla ricerca di nuovi pascoli, terreni agricoli e fonti di energia. Un esempio per tutti il degrado ambientale e la pressione demografica dei Djandjavid del Sudan ed il loro strupro del Darfur e della sua popolazione.
    O le migrazioni - invasionidi massa indesiderate: lotta per la sopravvivenza e... la vita (in tutte le sue forme) trionfa sempre.

    Ci sono auterevoli correnti di pensiero che ritengono il principio di precauzione sia una tautologia, una negazione, che sviluppata logicamente nega anch,e ed in primo luogo, se stessa.
    Inoltre DDT e CFC sono due classici cattivi esempi del principio di precauzione.

    Non credo che la colpa sia dell'economia capitalistica, certo capitalismo e globalizzazione sono un volano ed un moltiplicatore.
    La causa più viscerale è l'avidità e l'ingordigia umana, condizione perenne ed universale, altrimenti non si spiegherebbe come paesi del terzo mondo né democratici, né ad economia libera, oppure i paesi dell'ex blocco sovietico ambiscono al nostro modo di vita e modello di sviluppo.
    E' un'attrazione troppo forte: non solo il necessario per condurre una vita dignitosa e serena, ma anche lo smodatamente superfluo.

    Si è assolutamente necessaria, come affermi tu, una nuova filosofia di vita, un nuovo approccio culturale, che ci porti tutti ad un diverso rapporto con noi stessi, con i nostri simili e con Gaia.
  4. Commento di Michele Diodati - 20/6/2006 ore 10,3

    Marcello, sono assolutamente d'accordo sul fatto che la prima emergenza planetaria sia la bomba demografica. Tra l'altro è un problema assurdamente sottovalutato nei paesi occidentali ricchi (destra e sinistra, in Italia, per esempio sono concordi nel sostenere una politica d'incremento delle nascite).

    Non sono d'accordo invece nell'"assolvere" il capitalismo, dando la colpa all'ingordigia e all'avidità. Credo che il sistema capitalistico - e più ancora le sue degenerazioni (multinazionali che divengono organismi autonomi, che tendono a sopravvivere risucchiando risorse e predando popolazioni e habitat) - rappresenti la forma economica d'elezione di chi possiede una mentalità "ottusa", basata sull'idea che sia possibile un mondo di rapporti economici il cui unico metro siano l'avidità e l'ingordigia (esempio: distruggo milioni di tonnellate di arance o pomodori sovrapprodotti, per tenere alto il loro prezzo di mercato a solo vantaggio dei miei affari).
  5. Commento di Marcello Cerruti - 20/6/2006 ore 15,29

    Beh io non assolvo il capitalismo da me definito volano e moltiplicatore degli sfaceli.

    Ma il problema è in primo luogo culturale.
    Esempi di cupidigia umana ne abbiamo a tutte le latitudini ed in tutte le epoche.

    L'esempio del macero delle eccedenze agricole è poi un tipico esempio statalista ed anti-capitalista.
    Sono i paesi eurocontinentali a volere il protezionismo agricolo, ad aver fatto fallire i negoziati agricoli al WTO a sbattere sistematicamente la porta in faccia al terzo mondo che ha un disperato bisogno di poter vendere i propri prodotti agricoli.

    Un esempio per tutti José Bové (anticapitalista e no global per eccellenza) è un allevatore che pretende fior di sussidi per le sue mucche.

    Milioni di persone muoiono di fame mentre le sue mucche viziate ingrassano, con soldi non suoi e protette dalla concorrenza di quei paesi che evrebbero un disperato bisogno che l'Europa apra le porte alla loro economia, piuttosto che ad orde di clandestini disperati, conseguenza di queste politiche dissennate.

    Si aumenta di qualche decimale del PIL l'aiuto allo sviluppo, si cancella il debito, ci si mette a posto con al propria coscenza "politicamente corretta" (D'Alema cancella il debito!) ma non si affronta il problema alla radice e si induce un spirale di dipendenza del terzo mondo dalla benevolenza nostre politiche economiche non esattamente capitalitiche.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  18/6/2006 alle ore 16,54.

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