Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Il paese di Pulcinella

Parlamentari felici per il ritorno in libertà di 12.000 criminali condannati al carcere: "similia similibus curantur"?

Ho appena sentito al Giornale Radio delle 8 Bertinotti dichiarare che le istituzioni escono rafforzate da un voto che approva un atto di clemenza come l'indulto, passato ieri alla Camera nonostante la strenua opposizione di Di Pietro all'interno della stessa maggioranza.

Mi chiedo cosa renda così fiducioso Bertinotti e così contenti tutti quelli che hanno approvato questo indegno provvedimento.

Sono felici di rimettere in libertà circa 12.000 criminali? E se sono felici del fatto che chi è stato condannato al carcere per pene inferiori a tre anni torni in libertà, perché non abolire direttamente i processi e il codice penale, almeno per tutto ciò che riguarda le condanne fino a tre anni di carcere? Ne guadagnerebbe il bilancio dello Stato e anche il bilancio di chi finora è stato costretto a pagare uno o più avvocati per difendersi nei processi.

Posso capire che, se le carceri scoppiano, qualcosa si debba fare. Posso capire che non è giusto affibbiare ai detenuti la pena accessoria del sovraffollamento. Ma non posso capire la gioia dei parlamentari, felici per aver rimesso dei criminali in libertà senza che abbiano scontato la loro pena detentiva. La privazione della libertà è terribile, ma se uno delinque consapevolmente è giusto che paghi.

Che esempio è per i giovani una classe politica felice per aver permesso a chi ha sbagliato di non pagare il proprio debito con la società?

Quella esercitata dal Parlamento non è clemenza verso i condannati, ma una totale ammissione di incompetenza nel gestire il problema delle carceri.

Viene creata inoltre una situazione di palese ingiustizia: visto che nel "riscuotere" questa clemenza da parte dei detenuti non c'è alcun merito, è sommamente ingiusto che alcuni possano beneficiare dell'indulto e altri no.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Andrea Paiola - 28/7/2006 ore 10,36

    Il Paese va avanti con le pezze, invece bisognerebbe cambiare vestito.
  2. Commento di Luca Gardinetti - 28/7/2006 ore 10,49

    Sabato al senato, tutti a Roma, chi puo', tutti a Roma, senno è inutile indignarsi ma stare fermi in poltrona.
    TUTTI A ROMA DOMANI.
  3. Commento di Valerio - 28/7/2006 ore 10,54

    E' il parere della maggior parte degli italiani. Purtroppo chi governa se ne frega del fatto che chi gli ha dato il voto ha una volontà diversa.
    D'altronde chi li ha eletti quando sarà il momento si sarà dimenticato di tutto questo: il più grande inciucio della seconda (o terza?) repubblica, che a questo punto ci ha fatto rimpiangere la prima alla grande!
  4. Commento di Michele Diodati - 28/7/2006 ore 11,8

    Vedi, Valerio, la cosa che a me dà particolarmente fastidio è che questo provvedimento fa la gioia di una coalizione che ci ha martellato con lo slogan "La serietà al governo". Se questa è serietà, io sono Madre Teresa...

    Un governo simile può durare solo perché c'è la certezza che quelli dall'altra parte sono ancora peggio (del resto, il voto favorevole di Forza Italia, condizionato al colpo di spugna sui reati contro la Pubblica Amministrazione, la dice lunga su quale sia lo spessore criminale che fa da sfondo alla strategia di quel partito).
  5. Commento di Massimiliano - 28/7/2006 ore 15,15

    Pur non favorevole all'indulto per i motivi da te addotti, sono comunque andato in Piazza Montecitorio mercoledì a stringere la mano ad Antonio Di Pietro, che manifestava in particolare per l'estensione della legge anche ai reati di falso in bilancio, corruzione e ai reati fiscali e finanziari anche nei confronti della Pubblica Amministrazione (potete trovare altre informazioni sul suo sito).
    Di Pietro è l'unico nello schieramento di Governo ad aver sollevato il problema, indicando proprio in questa mossa la becera certezza di far passare l'atto anche con il sostegno di Forza Italia ed UDC, che casualmente hanno tra le loro fila numerosi inquisiti per questo tipo di reati (per le liste dettagliate, visitate il sito SocietaCivile.it).
    E' quindi possibile che i vari furbetti, banchieri ed imprenditori irresponsabili, e quanti altri, artefici di clamorosi colpi finanziari, che hanno rovinato tanti piccoli risparmiatori ed indebolito profondamente l'economia del Paese, possano presto evitare le giuste condanne per i loro reati grazie a questa legge.
    Certo questi non hanno attentato fisicamente alla vita di nessuno, ma hanno sicuramente provocato seri contraccolpi nella vita ordinaria di molti, se non di tutti, grazie alle ricadute indirette delle loro azioni sulle imposte o sui servizi per esempio: per me questi reati sono i peggiori!

    Sono stanco di questa egoistica italietta dei favori!
    Spero che qualcosa possa ancora cambiare e lo credo perché esistono persone come te ed altri (ancora pochi, purtroppo!), capaci di avere una visione obiettiva e disinteressata delle cose: dei veri cittadini!

    Bisogna assolutamente non demordere!
  6. Commento di Giorgio Beltrammi - 29/7/2006 ore 14,49

    I calci sono sempre diversi, ma il culo è sempre il nostro!

    Siamo nel paese delle scappatoie, dove il governo è forte coi deboli e debole coi forti.

    Ho la sensazione di avere buttato un altro voto.

    Ciao :-|
  7. Commento di Silvia Colognato - 1/8/2006 ore 17,23

    Ogni cosa in Italia funziona così, non solo la politica: ci si scandalizza per ciò che è male e palese e si nascondono le proprie malefatte con la coscienza a posto, nella convenzione che si tratta di piccoli trucchi per sopravvivere, che non fanno male a nessuno ma bene a noi stessi. L'onestà non abita più qui da un pezzo. Fatico sinceramente a credere a qualunque rappresentante politico semplicemente in quanto tale, ma Di Pietro lo stimo sempre di più, per cose come questa.
    Vorrei scrivere qui, ora, talmente tante cose che rischierei di confondermi ed uscire dal tema. Sono contenta di continuare a trovare siti internet (per quanto pochi) di persone come voi, che dedicano del tempo agli altri... perché discutere di politica (per dirne una) è interessarsi ai problemi nostri in relazione agli altri, a tutta la comunità. Purtroppo la maggior parte delle persone non ne discute proprio perché pensa che, qualunque cosa accada, si possa sopravvivere comunque grazie a quella marea di trucchetti che non fanno male a nessuno, o che siamo giustificati ad usare perché ne va della nostra sopravvivenza.
    La causa principale di questa situazione a mio avviso è l'ignoranza, diffusissima. Istigati da televisioni e giornali gli italiani pensano a problemi minori o personali e -soprattutto- pensano in modo distorto a qualsiasi cosa, aiutati dall'uso fortemente distorto che si fa della lingua dai pulpiti più seguiti.
    Anche secondo me dalla poltrona è inutile gridare, non cambieremo mai nulla. Io continuo su questo sito come in altri e come in tutti i casi in cui mi capita l'occasione nella vita a proporre: da sola non ce la posso fare, perché non cerchiamo -insieme- di creare informazione? Questo blog è utilissimo e io sono contenta di averlo trovato e poterci scrivere e leggere, ma io vorrei creare informazione di massa, dove non c'è che disinformazione. Non voglio fare l'opinionista, se c'è una cosa di cui gli italiani non hanno bisogno è stare a sentire qualcuno che dice loro cosa pensare. Voglio trovare spazi (direttamente o di contrabbando, attraverso la tv, le radio e i giornali) per veicolare i fatti a tutti quelli che guardano i tg e credono a quello che vogliono farci credere, i fatti non le opinioni. Stimolare tutti a trarre da sè conclusioni dai fatti. E per poterlo fare occorre farli conoscere per intero i fatti: una mezza verità è di fatto una bugia.
  8. Commento di Michele Diodati - 2/8/2006 ore 9,11

    Ciao Silvia,
    sono d'accordo con tutto ciò che scrivi, tranne che su una cosa: "l'onestà non abita più qui". Io credo che l'onestà non abbia mai abitato in Italia, neppure prima. E' solo che ora il livello di disonestà è più visibile, perché viviamo in una società mediatica; inoltre i governanti hanno perduto quasi del tutto il pudore di utilizzare lo Stato per perseguire fini privati o di parte. La scorsa legislatura ne è stata un esempio micidiale, con il Parlamento asservito a legiferare, per lunghi tratti, nell'interesse principale di Berlusconi e del suo clan di avvocati e inquisiti.

    Ma in tutto ciò che è accaduto, e ancor oggi accade, non c'è che il sopravvivere di un antico tratto degli italiani: la ricerca dell'interesse privato (o al massimo di quello familiare o del clan di appartenenza) al di sopra di tutto. E' solo per questo che un pluriinquisito come Berlusconi può essere votato da milioni di italiani: nessuno di quelli che lo votano pensa che l'onestà e l'assoluta trasparenza debbano essere tratti fondamentali di un governante.

    Per quanto riguarda la questione della diffusione delle informazioni, sfondi una porta aperta: questo blog esiste principalmente per un simile scopo. Ti basterà sfogliare qualche decina dei vecchi articoli per vedere, ad esempio, che ci sono numerose traduzioni di articoli di giornali stranieri pubblicate sul Pesa-Nervi, appunto per cercare di far conoscere agli italiani - che vivono tutt'ora sotto un regime mediatico in cui i notiziari e i palinsesti rispondono alla precisa volontà di una destra cattolica ed episcopale - che esistono fatti, punti di vista ed opinioni che sui nostri media non trovano il benché minimo spazio.
  9. Commento di Massimiliano - 2/8/2006 ore 14,37

    L'onestà è sicuramente un problema, ma peggiore è quello che si cela nel profondo: l'inconsapevole malcostume ed il conformismo "pecoreccio".

    Mi spiego meglio: abito in una zona non troppo periferica di Roma, con un tenore di vita mediamente non basso, eppure spesso osservo atteggiamenti al limite del paradosso. Cosa passa allora nella testa di alcuni?

    Di quello per esempio che ha parcheggiato il suo scooter esattamente all'entrata del posteggio dei motorini nei pressi di un ospedale, o di quelli che nelle vicinanze di un bar salgono sul marciapiede o stazionano in seconda fila., malgrado solo pochi metri più in là siano disponibili dei posti liberi. A volte è possibile sapere della presenza di un bar, solo contando le auto ferme davanti in doppia fila.

    Mi è capitato talvolta di riprendere qualche fumatore, che ignaro della presenza del posacenere nell'abitacolo, lanciava la cicca fuori dal finestrino ed allora venivo apostrofato con "Ma gli affari tuoi ... ???" ed anche di peggio.

    Come al mare, quando ho fatto notare che su un arenile pubblico è vietato pescare con la canna dalla spiaggia (peraltro effettuando pericolosi lanci!), le repliche (di tipo "nostrano") sono state: "Ma perché non lo dici anche a quello laggiù che ha più canne di me" oppure "Ho quasi finito" oppure "Ma sono bambini: stanno solo giocando!".

    Potrei andare avanti, ma vi annoierei.

    L'onestà quindi è una virtù che può essere praticata solo a patto di considerare l'esistenza degli altri: le situazioni descritte sopra rivelano invece l'assenza di consapevolezza!
    Se mi capita quotidianamente di vivere esperienze simili (sono forse sfortunato?), sarà dunque utopistico pensare che all'interno delle Istituzioni non ci siano altrettanti beceri comportamenti: quelli sono i nostri "rappresentanti"!

    Quello che mi conforta è almeno percepire la solidarietà al problema da parte di molti.
  10. Commento di Michele Diodati - 3/8/2006 ore 10,16

    Massimiliano, le cose che dici sulla "trascuratezza", chiamiamola così, dei nostri connazionali verso la legge (e più in generale la cosa pubblica e i diritti degli altri) le penso anch'io da sempre. A puro titolo di esempio, cito due vecchi articoli di questo blog: Dissenso civico e Parcheggi «creativi» alla Magliana.

    La questione è che, se gli italiani non si comportassero come si comportano, sarebbero finlandesi o danesi, non italiani... Non so se riusciremo mai a cambiare gli aspetti deteriori del nostro carattere nazionale. Certo i politici sono un pessimo esempio di educazione civica: fatta la legge, sono i primi a non rispettarla.
  11. Commento di La pulce d'acqua - 6/8/2006 ore 22,17

    Trovo allucinante pensare che gli italiani non rispettino le leggi per una sorta di anomalia genetica che gli imponga di non rispettarle.
    Penso piuttosto al mio libro di educazione civica delle scuole medie, che ha riposato per anni sullo scaffale e penso alle scuole, ovvero agli insegnati che di questa educazione civica non ne hanno mai voluto sapere.
    Mio nonno era di un'altra epoca, eppure una sorta di educazione civica l'aveva, mio padre lo stesso, io un po' di meno, i ragazzi che ora alle 22 schiamazzano tranquillamente sotto le mie finestre ancora meno.
    Bisognerebbe ricominciare con umiltà, dall'inizio e creare delle generazioni in grado di comprendere la differenza tra fare le leggi e rispettarle.
    E non dite che non si può fare, si può fare eccome e se ciò non è stato fatto, tanto varrebbe chiudere le scuole, perché non servono a nulla; io non la penso così, ma penso che bisognerebbe uscire dalla logica di partito, di evitare di realizzare riforme incompiute: Berlinguer, Moratti, e quante altre ancora?
    Bisognerebbe dare un senso a chi studia, in modo che domani lo dia ai propri figli.

    L'indulto non è una fesseria, è ingiusto darlo in un momento come questo, un momento in cui il paese non ha bisogno di perdersi dietro a discussioni, ma fare qualcosa per tutti.
    In Italia ci sono nove carceri nuove, ma vuote, perché non c'è il personale per farle funzionare, e sopratutto non ci sono i soldi per fare un concorso di assunzione per nuovi agenti di custodia, una situazione che sta andando verso la paralisi, dato che l'ultimo concorso è oramai di troppi anni fa, e il personale invecchia.
    Al contrario ci sono carceri dove di personale ce n'è in esubero, ma è personale che non si può toccare perché inizierebbe uno sciopero appena qualcuno gli chiederebbe se è disponibile un trasferimento ad altra sede.
    Il precedente governo, nella figura dell?ingegner Castelli, spese ben 468 milioni di euro per l'amministrazione carceraria italiana.
    soldi che sono serviti a dare loro nuove divise, nuovi furgoni, 14 barche, costituire il museo e altre cose che ora non conosco.
    Capirete che in questa situazione, ora come ora un indulto ci voleva, non per sfoltire le carceri, dato che tempo sei mesi e quelli usciti fino a questo momento sono già dentro.
    Ma per dare un segnale, un segnale di cambiamento che andava dato; purtroppo hanno sbagliato segnale, meglio un'amministia a questo punto e sopratutto, meglio non mischiarsi con il "nemico".
    Affidarsi ad un voto bipartisan con i forzisti, mi pare una cosa abominevole.
  12. Commento di Michele Diodati - 7/8/2006 ore 19,53

    Bisognerebbe ricominciare con umiltà, dall'inizio e creare delle generazioni in grado di comprendere la differenza tra fare le leggi e rispettarle.
    E non dite che non si può fare, si può fare eccome e se ciò non è stato fatto, tanto varrebbe chiudere le scuole, perché non servono a nulla; io non la penso così, ma penso che bisognerebbe uscire dalla logica di partito, di evitare di realizzare riforme incompiute: Berlinguer, Moratti, e quante altre ancora?
    Bisognerebbe dare un senso a chi studia, in modo che domani lo dia ai propri figli.

    Sono perfettamente d'accordo. Non credo che l'indifferenza di milioni di italiani verso le leggi sia un fatto genetico. Credo che sia piuttosto un problema culturale, di civiltà. Quello che manca in grande misura da noi è l'idea che ciò che è pubblico sia un bene di tutti, un qualcosa che vale la pena di coltivare e di difendere. E' diffusissima, invece, soprattutto al Sud, l'idea che la cosa pubblica sia solo una fonte di arricchimento individuale, un bene da predare: il comportamento più stupido e incivile che si possa immaginare.
  13. Commento di marco metelli - 15/8/2006 ore 10,52

    Io penso che indulti e amnistie siano ingiusti. Chi è sfortunato si subisce la pena intera, chi ha culo ha lo sconto. Non va bene, la legge deve essere uguale per tutti, se no diventa carta igienica. E se è vero che non è giusto mandare in carcere le persone perché le carceri sono inumane, che senso ha fare i processi e condannare a pene detentive, dunque ingiuste a priori?

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  28/7/2006 alle ore 8,12.

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