Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Voglio una fine veloce dell'identità nazionale

Considerazioni sulla riforma della televisione varata oggi dal Governo e sulle scomposte reazioni di Berlusconi e del centrodestra.

In questo periodo non ho proprio il tempo di scrivere sul blog, ma stavolta non posso astenermi, anche a costo di rimandare i lavori in corso.

[Berlusconi in un servizio del TG2]E' notizia di oggi che il governo ha varato una riforma del sistema televisivo italiano che prevede che per il 2009 una rete RAI e una Mediaset passino a trasmettere dall'analogico al digitale. Inoltre stabilisce qualche restrizione alla raccolta pubblicitaria dei monopolisti.

Trovo questa soluzione assolutamente insufficiente. In un Paese realmente libero e pluralista, non dovrebbe esserci più di una rete pubblica, ma soprattutto non dovrebbe esserci più di una rete in mano a un privato. Inoltre a quel privato non dovrebbe essere consentito di assumere cariche pubbliche (come in effetti stabilisce un'inapplicata legge del 1957), perché possedere delle reti televisive - come ci dimostrano gli ultimi dodici anni di storia italiana - crea uno squilibrio insopportabile, dal punto di vista di chi ama il pluralismo, a vantaggio di chi le possiede.

Lungi dal considerare un grazioso omaggio la timida riforma partorita dal governo, Berlusconi le si è scagliato contro, sfoderando il solito armamentario di balle. Ecco un esempio di ciò che ha detto (e che continuerà a dire nei prossimi giorni), tratto dal Corriere della Sera:

... Silvio Berlusconi abbandona il basso profilo e torna a indossare l'armatura. A farlo uscire dai gangheri è però il varo della riforma tv, che spedirà con tre anni di anticipo una rete Mediaset sul digitale. «Non ci credo, sarebbe un atto di banditismo. Non ci credo» dichiara il leader di Forza Italia da Campobasso. Frasi che anticipano il via libera al decreto Gentiloni.

RIFORMA TV - «Stamattina - osserva quindi Berlusconi - ho detto che non credevo sarebbero arrivati a tanto e invece ci sono arrivati. La democrazia non è più tale quando una parte ha timore che l'altra parte vada al governo perché può fargli del male». E ancora: «Una democrazia - incalza l'ex premier - non è più tale quando la parte che va al governo attacca e aggredisce l'altra parte nel suo leader aggredendo la sua proprietà privata e le sue aziende». Quindi conclude: «Mi rifiuto di credere che esista la possibilità che questa legge passi in Parlamento. Credo proprio che non potrà passare».

Il fatto che il regime mediatico non sia finito con la vittoria delle elezioni da parte del centrosinistra è provato dai telegiornali di oggi: nessun TG ha sentito per esempio il dovere di replicare alle accuse di banditismo lanciate da Berlusconi, ricordando che esistono sentenze della Corte Costituzionale inapplicate da anni, che prevedono che Mediaset liberi le frequenze, già assegnate ad altri, che continua ad occupare illecitamente, grazie all'aiuto compiacente e interessato dei passati governi.

Mi chiedo come mai, se le reti Mediaset sono realmente un affare privato di Berlusconi, il centrodestra insorga compattamente contro la riforma varata dal governo. Basterebbe solo riflettere su questo particolare, per avere la prova di quanto invece quelle reti siano una corazzata in servizio permanente a favore di Berlusconi e del centrodestra.

Ma non basta questo. La stessa RAI, cioè la TV di Stato, è ancora saldamente nelle mani del centrodestra. Per anni ci siamo mangiati il fegato (sempre noi che amiamo il pluralismo...), ingollando l'orrido "panino" del TG1 e del TG2, in cui una sventagliata di opinioni di politici era quotidianamente impaginata con il governo Berlusconi in apertura, l'opposizione di centrosinistra in mezzo, e la chiusura affidata invariabilmente a Bondi, Cicchitto, Casini e compagnia cantante.

Oggi che al governo c'è, e da ben sei mesi, una coalizione di centrosinistra, sarebbe lecito aspettarsi, se non la fine dell'atroce panino (troppa grazia!), almeno il rovesciamento degli ingredienti: prima il governo, poi l'opposizione, infine la maggioranza parlamentare. Invece niente. C'è stata solo una redistribuzione dei tempi, ma non è cambiata la sostanza, cioè la chiusura di tutti i servizi politici con le opinioni degli esponenti del centrodestra: quello che Umberto Eco ha definito giustamente il criterio della concessione. Sì, si ascoltano anche le opinioni del governo e della maggioranza, ma chiude sempre l'opposizione di centrodestra, che dice che non è vero niente quello che hanno detto gli altri, anzi che è falso, sbagliatissimo, se non addirittura criminale, banditesco. Gli ultimi hanno sempre ragione! La gente, così superficiale, ricorderà solo quello che hanno detto gli ultimi che hanno parlato (è questo il calcolo alla base di un simile sistema d'impaginazione dei servizi politici).

Sono veramente nauseato dalla politica e dall'informazione italiane.

Mi dà il vomito la spudoratezza con cui Berlusconi dice che in Italia non esiste più democrazia e che il provvedimento del governo sulle televisioni è fatto apposta per colpire il capo dell'opposizione: è disgustoso, perché Berlusconi sa benissimo che in nessun paese civile sarebbe accettato il suo duplice ruolo di politico, (ex) governante e amministratore pubblico, da un lato, e di magnate delle televisioni dall'altro, con le televisioni usate come una clava per indirizzare l'opinione pubblica, come dimostra senza ombra di dubbio la copertura assolutamente sproporzionata, e in totale violazione della par condicio, di cui ha goduto nella scorsa campagna elettorale. Mente dunque sapendo di mentire. Non può ignorare quanto la situazione italiana sia anomala e ingiustamente vantaggiosa per lui e per i suoi interessi politici, ma gode nel dire il falso, sapendo che ci sono persone disposte ad abboccare e giornalisti completamente inetti e privi di colonna vertebrale, che non hanno mai il coraggio di ricordargli i fatti a brutto muso (o quelli che ne avrebbero il coraggio non si trovano mai nel posto giusto al momento giusto, e con un microfono aperto davanti alla bocca).

Mi nausea ancor di più questo governo vigliacco, che fa una riformetta, non avendo il coraggio di fare la riforma che veramente servirebbe: quella di togliere una volta per tutte la RAI dalle mani dei politici, di stabilire che nessun privato può possedere più di una rete televisiva e che chi la possiede non può assumere cariche pubbliche. Ne sarebbe colpito Berlusconi? Sì, certo. Ma è Berlusconi che si è messo, per evidenti interessi personali, nella situazione di danneggiare il pluralismo e la competizione politica in Italia. Quanto ancora dovremo aspettare perché nel nostro Paese politica e informazione divengano due realtà esterne l'una all'altra?

Mi nausea questo centrodestra senza spina dorsale e senza senso dello Stato e della legalità, che insorge compatto a difesa degli interessi del "padrone", pronto a raccogliere le preziose briciole di potere che quello è in grado di dispensare, una volta che sarà riuscito a ritornare per l'ennesima volta in sella. Ma riescono a pensare UDC, AN e Lega, almeno per una volta, alla possibilità di un centrodestra legalitario, che affronti la competizione politica ad armi pari con l'avversario, senza godere dei vantaggi di televisioni sfacciatamente di parte e senza presentare come leader un uomo che ha avuto più processi lui che capelli che ha in testa (considerando anche la ricrescita post-trapianto)?

Ma più di tutto mi nauseano le televisioni e i giornali. Com'è possibile che l'asservimento alle regole del potere e alla legge della pagnotta sia così universale che non si trovi uno - parlo dei giornali e delle televisioni che contano - che abbia il coraggio di dire la verità a muso duro? E' possibile che quei pochi che ci hanno provato (Santoro, Luttazzi, Biagi, Oliviero Beha, Massimo Fini) debbano pagarne ancora oggi le conseguenze? Com'è possibile che Beppe Grillo si sia dovuto rivolgere ad un quotidiano straniero per pubblicare, a sue spese, una pagina pubblicitaria in cui condannava il fatto che il Parlamento italiano sia una casa circondariale di condannati?

Esimi esponenti del centrodestra si sono affannati in un recente passato a ricordare agli stranieri che vengono in Italia che, se vogliono sperare in una qualsiasi forma d'integrazione, devono imparare innanzitutto a rispettare la nostra identità (era un modo per sottintendere che i padroni in casa nostra siano noi e perciò le regole le facciamo noi). Ma se l'identità degli italiani di oggi è quella che esprimono la nostra classe politica ed i nostri giornalisti, io mi auguro di cuore - e mi dispiace dirlo perché in fondo amo il mio Paese - che la nostra identità venga schiacciata, calpestata e annullata nel più breve tempo possibile! E' difficile infatti che una nuova identità, qualsiasi essa sia, possa essere peggiore di quella attuale...

Commenti dei lettori

  1. Commento di Massimiliano - 13/10/2006 ore 14,56

    Se può consolarti, anch'io trovo riprovevole ed aberrante la condizione in cui versa questo Paese: il mio Paese!
    La timida riforma abbozzata dal ministro Gentiloni non risolve le anomalie presenti nel settore televisivo italiano, sistema fortemente controllato dal duopolio RAI - Mediaset.
    L'idea poi di passare tra le reti RAI proprio RAI 3 sul digitale, mi indigna ancora di più.
    In questi tempi di magra, in cui spopolano programmi inutili, sono andato trincerandomi proprio in questa rete.
    Programmi, come Report, La Storia siamo noi, Correva l'anno, Parla con me e molti altri ancora (spesso trasmessi in orari assurdi!), sono stati infatti la mia consolazione, nello squallore generale della televisione nostrana, per giustificare il pagamento della invisa tassa sul televisore.
    Spero (ma non troppo!) che questa migrazione sul digitale terrestre possa almeno sanare situazioni singolari come quella di Europa 7, prima emittente televisiva al mondo, priva di frequenze (approfondimento su wikipedia: Europa 7).
    Che assurdità!
  2. Commento di Michele Diodati - 13/10/2006 ore 15,27

    Non mi consola, Massimiliano, per il fatto che io so benissimo che, come te e me, ci sono milioni di persone in Italia che aborriscono lo status quo. Il guaio è che non abbiamo influenza alcuna. Il Paese è invece in mano a una classe politica aberrante, che rappresenta - con poche, ammirevoli eccezioni - il peggio del peggio del marcio che c'è oggi in Italia. Si tratta di individui scelti dai partiti, ignoranti come capre; molti probabilmente drogati, che pure hanno votato la legge contro la droga; completamente asserviti al potere e alla logica dei partiti; condannati per reati gravi come la corruzione di giudici; vecchi che più vecchi non si può (la nostra è una gerontocrazia, peggio dell'URSS di Breznev e Andropov). E' un panorama desolante, davvero. Quasi senza speranza, direi.

    A questa tristezza, si aggiunge la consapevolezza che l'informazione nel nostro paese va di male in peggio. E' vero che RAI 3 è l'unica rete RAI che ancora trasmette qualcosa di guardabile, sia pure ad orari impossibili. Ma il danno di mandarla sul digitale terrestre sarà relativo, perché, quando servirà, vedrai che satellite e digitale terrestre ce l'avranno tutti (basta il calcio a fare da traino per questo).

    Il problema vero è che i giornalisti sono senza spina dorsale o comunque, quei pochi che avrebbero coraggio, hanno le mani legate. L'esempio del TG1 delle 20 di ieri sera è stato emblematico. Prima è stata data la notizia relativa alla riforma delle televisioni, i cui servizi si sono "normalmente" chiusi con le invettive di tutto il centrodestra, senza che nessun giornalista avesse il coraggio di commentare o di tentare di ristabilire una parvenza di verità. Subito dopo c'è stato un servizio sui tre stupri a Roma in due giorni, e lì la giornalista in studio, Maria Luisa Busi, se l'è sentita di commentare e di esprimere le sue lecite considerazioni circa il fatto se vi sia oppure no un'emergenza stupri a Roma. Mi chiedo: visto che con quell'intervento ha dimostrato di avere libertà di parola e di pensiero, perché la Busi non ha pensato di spendere due parole sulla riforma televisiva, spiegando per esempio agli spettatori che esistono sentenze della Corte Costituzionale disattese da anni? Regime mediatico e paura: ecco l'unica risposta possibile. Purtroppo.
  3. Commento di Andrea Paiola - 13/10/2006 ore 15,41

    Ma non posso smettere di pagare il canone rai perchè guarderò solo RaiTre sul DT vero?
    Ecco questo inciderà molto sulla mia vita, visto che probabilmente non comprerò mai l'apparecchio per il digitale.
    Tieni conto che il calcio non lo seguo e il lettore dvd l'ho comprato solo quando non si trovavano più vhs da affittare.
    L'unica cosa decente che rimarrà in Rai per me saranno i telefilm americani su RaiDue.
    Sto digitale l'ho visto sempre come un altro modo per succhiare soldi e questa mi sembra una conferma.
    Questo è un danno oltre alla beffa del canone, almeno per me.

    Concordo su tutto con te Michele... ma cosa possiamo fare? emigrare?

    Guarderò RaiTre sul pc, se ce ne sarà l'occasione.

    ciao,
    Andrea.
  4. Commento di Michele Diodati - 13/10/2006 ore 18,52

    Ma non posso smettere di pagare il canone rai perchè guarderò solo RaiTre sul DT vero?

    Temo di no, purtroppo.

    Concordo su tutto con te Michele... ma cosa possiamo fare? emigrare?

    Sì, forse veramente emigrare è rimasta l'ultima soluzione. Ci sono troppe cose storte in questo paese: un'abitudine spudorata a mentire, da parte di chiunque rivesta un ruolo di potere; l'abitudine a fare le vittime senza esserlo; un clientelismo e un servilismo entrati nel sangue, inestirpabili. L'Italia è un paese allo sfascio: basta guardare le statistiche relative a istruzione, ricerca, libertà di stampa, indici di criminalità, lunghezza dei processi, certezza della pena. Dovunque ti giri, se ci sono soldi e potere in ballo, c'è aria di marcio. Le brave persone, che pure sono ancora tante, sono emarginate, non contano nulla, non hanno diritto a nessuna rappresentanza, soprattutto dopo l'ignobile riforma elettorale voluta da Berlusconi e dai suoi servi.

    Come è possibile che i liberi professionisti scendano in piazza a protestare? Ma non hanno la decenza di vedere nelle statistiche fiscali che dichiarano una media annua di 15.000 euro, mentre ne incassano molti, molti di più? Un dentista, un medico, un idraulico, un ristoratore guadagnano 15.000 euro l'anno? Neanche se lo vedo! E hanno il coraggio di protestare! E scusami se mi posso permettere di dirlo, perché sono un libero professionista anch'io, però pago le tasse fino all'ultimo centesimo, anche quelle sui soldi che ancora non ho incassato. E non ci trovo nulla di strano o di ingiusto, se chi ha di più paghi più tasse di chi ha di meno. Ma questi in realtà non vogliono neppure cominciare a pagarle le tasse...

  5. Commento di Antonio Viesti - 14/10/2006 ore 9,8

    Indignazioni amare e quasi 'disperate'. Condivise, comunque.

    L'evento piu' paradigmatico e desolante, per gli annali a futura memoria, e' che i servizi giornalistici parlamentari passino dai gia' patetici e dolciastri confettini di Anna La Rosa ai panini farciti di Clemente Mimum.

    E tutte le volte che ascolto i nostri giornalisti da telegiornale, e vedo i loro volti che fissano la telecamera con piglio deciso ed aggressivo, mi torna in mente quello che Gesu' dice a Ponzio Pilato nell'improbabile vangelo de 'Il maestro e Margherita' di Bulgakov: il peggior peccato nel quale si possa vivere e' la codardia.

    Tuttavia...

    Tuttavia la televisione - cosi' come la conosciamo e la viviamo - e' medium 'residuale' e marginale.
    Abbandonata al suo destino da migrazioni sempre piu' consistenti di 'teleutenti' verso altri strumenti di interazione cognitiva e sociale.
    In via di estinzione verso semplice elettrodomestico 'di compagnia' di persone anziane e sole.

    Gia' la ricerca EIAA (European Interactive Advertisng Association) dell'anno scorso documentava che il 46% dei giovani europei (tra i 15 e i 24 anni) passano molto piu' tempo in internet che alla tivvu'.

    E tali tendenze sono in dinamica e dirompente crescita. Ci si stacca dai 'palinsesti' dell'emittenza radiotelevisiva, e si organizzano nell'infosfera telematica (computer, telefonino, dispositivi di connessione, ...e perfino playstation) i propri autonomi palinsesti cognitivi e relazionali, i propri 'podcast' - per adoperare un termine oggi abusato - strutturati ed orizzontali dell'informazione e del sapere.

    In piu', si diventa 'broadcaster' dei propri percorsi di informazione e di conoscenza: il PesaNervi non e' anche questo? E ci sara' pure una ragione per cui la maggioranza degli americani dubita delle verita' ufficiali dell'attentato alle Torri Gemelle: delle verita' indubitabili, cioe', profuse a pieno video da tutte le corporation radiotelevisive!

    "Don't hate the media, become the media!" - recita uno degli slogan piu' forti del movimento pacifista e new global - non odiare i mezzi di comunicazione, diventa tu stesso mezzo di comunicazione! Connettiti, scrivi, filma, fotografa, documenta, informa, parla!

    Le violenze peggiori e piu' criminali della polizia contro i manifestanti al vertice del G8 a Genova non si sono consumate per strada nei cortei di protesta, ma nell'irruzione alla scuola Diaz, la notte del 21 luglio 2001.
    La scuola Diaz era il 'media center' del movimento di protesta: hanno distrutto e devastato computer, videocamere, macchine fotografiche, modem di connessione ad internet, antenne di trasmissione - oltre a ferire, torturare, umiliare, e perfino stuprare, ragazzi e ragazze che erano li' a fare giornalismo 'antagonista' fuori dai circuiti mediatici del potere.

    Allora, meno 'disperazione', e piu' ottimismo! Piu' intelligenza, cioe', a leggere i 'segni dei tempi' storici che viviamo.

    P.S. 1
    Ieri a Roma la cineasta londinese Zana Briski ha presentato il documentario 'Born into Brothels - Nati nei Bordelli', che racconta la sua esperienza di cinque anni con i bambini nel distretto della prostituzione di Calcutta, a cui lei ha dato macchine fotografiche per raccontarsi e rappresentare la loro vita. Bambini che imparano da lei il mestiere di fotoreporter. Bambini che da oggetti delle nostrane maratone televisive della bonta' diventano soggetti autonomi della comunicazione, dell'informazione, della denuncia sociale. Da questo lavoro e' nata anche un'associazione no profit, 'Kids with Cameras'.

    P.S. 2
    In una regione sperduta del Congo, priva di acqua, elettricità e strade, Soka Ilonga gira tutto il giorno gridando notizie con un vecchio e malridotto megafono, percorrendo a piedi fra i trenta e i quaranta chilometri per informare la popolazione sugli ultimi avvenimenti. Questa e' 'Radio Bonanga', la radio che va in giro a piedi.
    'bonanga', in lingala, la lingua parlata nella regione, vuol dire 'comunitaria', e questa radio ha assolto, in cinque anni, un ruolo importante nella vita quotidiana dei villaggi della regione. La gente del posto chiede di Soka Ilonga, si incuriosisce se non riceve le sue notizie, pretende la sua azione informativa, da' peso e fiducia alle sue informazioni.
    Ed e' stato sempre Soka Ilonga a sensibilizzare la popolazione sull'importanza delle elezioni politiche. In Congo non si votava da piu' di 40 anni, la gente non sapeva neanche come votare: Ilonga ha impugnato il suo megafono e ha cercato di trasmettere alla popolazione l'importanza di un voto cosciente, informato, libero, personale.
    Attualmente la radio si serve di dodici giornalisti, che trasmettono via messagini sms le notizie a Soka Ilonga, perche' lui le possa annunciare al megafono.
    Ilonga oggi chiede un aiuto per portare avanti la sua missione: ha bisogno di tre nuovi megafoni, centoventi pile ricaricabili, quattro biciclette per uno spostamento più rapido, ed un pannello solare per ricaricare le pile.
    Il progetto costa 1.270 dollari. Se volete contribuirvi, potete farlo qui: www.asi-online.it.
  6. Commento di Michele Diodati - 14/10/2006 ore 10,30

    Allora, meno 'disperazione', e piu' ottimismo! Piu' intelligenza, cioe', a leggere i 'segni dei tempi' storici che viviamo.

    Potrei replicare la stessa cosa a te, riguardo l'intelligenza dei tempi storici.

    Tu mi citi esempi tratti dall'India e dal Congo. Io potrei aggiungerti che la stessa documentazione della vita quotidiana con la videocamera è stata fatta in Kenya, dove bambini di strada hanno girato piccoli e straordinari documentari. O potrei citarti il caso del bengalese Muhammad Yunus che, pur non avendo a che fare con i media, può a buon diritto essere considerato l'apostolo di una visione ottimistica della vita, visto che ha creato un sistema di microcredito così vincente per i poveri del suo paese (e non solo), che gli è valso il Nobel per la pace.

    Ma cosa c'entra tutto ciò con l'Italia? Quelli sono paesi vivi, dove in mezzo a situazioni di povertà e schiavismo, di intollerabile ingiustizia sociale, esistono però forze vive, dirompenti energie giovanili, che hanno origine dalla bassa età media della popolazione e da un livello di vita generalmente ancora troppo basso per aver creato le debolezze e le assuefazioni tipiche delle società ricche post-industriali.

    L'Italia è altra cosa. E' il paese più vecchio del mondo, con il tasso di natalità più basso del mondo. E' una gerontocrazia, dove tutti i ruoli di potere sono in mano a vecchie cariatidi, che si sono vendute l'anima al diavolo da molti decenni e moriranno stringendo in mano il bastone del comando (per quel che potrà servirgli). E' una nazione dove il servilismo, il clientelismo e la mentalità mafiosa non hanno uguali. E' un paese dove la meritocrazia conta meno di zero e i giovani di valore, se vogliono emergere o semplicemente riuscire a fare con soddisfazione le cose per cui hanno talento e hanno studiato, sono costretti a emigrare all'estero. E' un paese con un tasso di istruzione tra i più bassi d'Europa, dove si spende mediamente in un anno per i libri la stessa cifra che si spende per una cena in un ristorante. E' un paese dove la selezione nello studio è praticamente inesistente, con scuole che ormai promuovono tutti, università che trattano gli studenti come clienti e un governo che annuncia in finanziaria che, bocciando di meno, si potranno risparmiare 56 milioni di euro. E' un paese che investe nella ricerca solo le briciole del proprio PIL, dando per lo più finanziamenti a pioggia di ben scarsa utilità. E' un paese dove si piange miseria pubblicamente, ma poi si evade il fisco per una cifra intorno ai 400 miliardi di euro annui: soldi che, se reinvestiti in servizi per i cittadini, potrebbero risolvere tutti i problemi di bilancio dei conti pubblici. E' un paese affogato da una morale bigotta e conservatrice, con la Chiesa annidata in modo inestirpabile al suo interno, a frenare qualsiasi energia tendente all'allargamento dei ristretti orizzonti mentali della popolazione. E' un paese ostaggio di una burocrazia elefantiaca, con troppi centri amministrativi e troppa gente che campa di soldi pubblici, producendo pochissimo (non sempre per colpa sua). Soprattutto è un paese senza più energie creative e produttive: la forza economica dell'Italia del boom, cioè le manifatture e la piccola imprenditoria, è oggi al collasso, letteralmente schiacciata dalla Cina e dai paesi emergenti, che hanno costi del lavoro infinitamente più bassi dei nostri. Occorrerebbe riconvertire rapidamente l'economia verso servizi ad alto valore aggiunto: ricerca, innovazione, microtecnologie. Per fare questo occorrerebbe investire sui giovani, sullo studio e sulla ricerca, cosa che non viene fatta (abbiamo un milione di insegnanti, una cifra sproporzionata, la cui età media supera i 50 anni, sono pagati poco, per lo più non si aggiornano e hanno pochissimo entusiasmo per il loro lavoro). Il patrimonio del futuro, cioè i giovani, sono in parte vessati da un sistema politico ed economico che non li valorizza in nessun modo, usando i laureati per rispondere a telefono nei call center e non dando loro nessuna speranza di poter uscire dal precariato; dall'altro lato sono essi stessi vittime di una società che non li ha forgiati adeguatamente per lottare con successo nella vita: ci sono milioni di giovani adulti - giovani in senso lato, parlo non solo di ventenni, ma anche di trentenni e persino di quarantenni - che vivono ancora "felicemente" a casa con mamma e papà, sono depressi, obesi, drogati, ignoranti, annoiati, privi di ideali, di sogni e, soprattutto, delle energie e delle capacità sufficienti per realizzarli.

    Antonio, ma di cosa parli? L'Italia è un paese destinato alla catastrofe nei prossimi anni. L'Italia è il paese dove un comune importante come quello di Taranto può fallire per debiti, perché tutti quelli che hanno potuto si sono scagliati come falchi contro ciò che era bene pubblico.

    Se c'è ancora una speranza per l'Italia del futuro, quella può venire secondo me solo dagli stranieri che vivono qui, non dagli italiani, che si dimostrano ogni giorno di più una "razza" moribonda.

  7. Commento di Antonio Viesti - 14/10/2006 ore 12,11

    Michele, le cose che scrivi dell'Italia le vediamo - opprimenti ed asfissianti.

    I 'segni dei tempi' invece richiedono un cambiamento di prospettiva dello sguardo, un indugio ricettivo, una visione attenta alle cose minuscole, alle piccole e quasi insignificanti crepe che si aprono, timide, in questo muro imponente di cemento.

    Guardale, queste piccole incrinazioni, e riconoscile nella loro dinamiche potenzialita' di evolvere in fessure, squarci, rotture, crolli dirompenti dell'ordine delle cose che viviamo - forse non cosi' inamovibile come appare.

    Nella mia cultura - quella cristiana - questa virtu' si chiama capacita' di sguardo profetico.

    Altrimenti si resta - davvero, qui - vecchi e brontoloni.

    C'e' un frammento biblico in cui Dio vede il suo profeta/portavoce Geremia impostare tutta la sua predicazione in una sequenza interminabile di lamentazioni del presente, e allora lo chiama da parte e gli dice: "Ma davvero non riesci a vedere nient'altro?". Lui risponde: "No, non vedo nient'altro". "Guarda meglio, non vedi nient'altro?". "No, no, anzi si', vedo... un minuscolo germoglio di mandorlo". "Ecco" - conclude Dio - "Io veglio e custodisco quel germoglio".
  8. Commento di Michele Diodati - 14/10/2006 ore 12,47

    Antonio, mi sa che tu mi stai fraintendendo. A me non manca la capacità di vedere i progressi e il bene nella nostra epoca. Per esempio, uso Internet da fine '94 e sono consapevole di tutte le meravigliose possibilità di diffusione del sapere e di pluralismo che la "delocalizzazione" propria della Rete consente. Sono consapevole delle possibilità quasi fantascientifiche che la scienza e la tecnologia ci mettono a disposizione (si parla oggi di computer quantistici, teletrasporto, interazione con i computer per mezzo del pensiero, nuove fonti di energia non inquinanti).

    Credo però che tutto ciò che pure c'è di buono intorno a noi non abbia la "massa critica", soprattutto in Italia, per invertire la rotta del declino. Sono altri i paesi che traineranno il mondo nei prossimi decenni: Cina e India soprattutto. Ma temo anche che l'uomo nel suo complesso sia andato troppo oltre nello sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, per pensare di farla franca. Occorrerebbe ripensare completamente, e subito, a livello globale, i modi di interagire con il pianeta. Il fatto che ciò che traina l'economia siano il consumo e i consumatori, rende tragico lo scenario dei prossimi decenni, nonostante i mistici segnali che tu intravedi. Già oggi si consumano più risorse di quelle che il pianeta possiede, e ciò crea un debito ecologico che non viene sanato, ma aumenta di anno in anno. A dispetto degli infantili sogni egocentrici delle religioni, l'umanità - se non si "redime" subitissimo - rischia davvero di scomparire, per la gioia delle specie superstiti e del pianeta Terra nel suo insieme, che in poche migliaia di anni cancellerà, con la serenità inconsapevole dei pianeti, qualsiasi traccia della nostra presenza.

    Insomma non è questione di ottimismo e di profezia. Bisogna valutare realisticamente i fatti e trarne le conseguenze. Io vedo le speranze e il bene, ma vedo anche l'incoscienza del presente e i rischi a cui andiamo incontro. E l'Italia sta messa peggio di molti altri.
  9. Commento di Franky® - 15/10/2006 ore 23,24

    Sono senza fiato.
    Ho letto un articolo che per intensità e nitidezza dell'esposizione, fa di un delicato argomento, come è quello della comunicazione, una analisi veramente degna di segnalazione. Condivido profondamente quanto esposto, in particolare sulla mancanza di "coraggio" del nuovo governo.
    Grazie.
    Franky®
  10. Commento di Michele Diodati - 16/10/2006 ore 0,33

    Grazie a te, Franky®, per le parole di apprezzamento: sapere che altri condividono il mio punto di vista, rende forse un po' meno amaro il mio stato d'animo in relazione ai fatti che ho esposto.

    Ma ora, per carità, riprendi fiato :-))
  11. Commento di benedetto - 23/10/2006 ore 8,46

    la nostra economia stà sperimentando una brutta crisi economica( dati dei fatti alla mano)durante e dopo il governo di centrodestra. a differenza dell'impero di Arcore che si è arricchito di tre volte --in + lascino pure che la finanziaria vada com'è visto che noi da impoveriti non critichiamo gli eventi, anche gli arricchiti paghino il dovuto. alle generazioni che seguono non stiamo lasciando nulla. nemmeno gli attributi che dichiarano di avere ancora duro.esaltandosi di una lega (tra l'altro) copiata da una precedente del 1876, unica parola moderna devolution.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  12/10/2006 alle ore 20,27.

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