Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Piergiorgio Welby e i sepolcri imbiancati

Welby è finalmente riuscito a lasciare questa Italia di squallidi moralisti.

Piergiorgio Welby ha finalmente ottenuto ciò che cercava disperatamente da tempo: che qualcuno mettesse fine alla sua insopportabile "vita" da prigioniero in un corpo immobile.

Immediatamente è partita la fiera del commento moralista, ad opera dei rappresentanti del centro-destra (in attesa di quelli della chiesa):

Durissimi i commenti del centrodestra. Luca Volonté (Udc) chiede l'arresto dei "colpevoli di questo omicidio". Parla invece di "barbara strumentalizzazione" da parte dei radicali Ignazio La Russa (An). L'ex sottosegretario dell'Interno, Alfredo Mantovano (An), punta il dito contro i "criminali" che "uccidono per propaganda politica allo scopo di invocare una legge che generalizzi la morte". Enrico La Loggia (Fi) afferma perentorio: "L'atto compiuto è illecito". Gianfranco Rotondi, segretario Democrazia cristiana per le autonomie, ribadisce che "nessuno può decidere di porre fine a una vita data da Dio, per chi crede in Dio, e dalla natura per chi non è credente".

[Foto di Piergiorgio Welby]Com'è facile ergersi a censori sul dolore degli altri! Io auguro a questa manica di squallidi moralisti di trovarsi uno o due mesi nella stessa condizione di Piergiorgio Welby: completamente immobili, con una cannola infilata nella gola per respirare, senza poter comunicare, costretti ad essere assistiti per ogni funzione corporale; e tutto questo con la prospettiva di andare avanti per anni, sempre allo stesso modo, con migliaia di giorni tutti uguali davanti a sé, fatti di infinite ore di dolore fisico e di disperazione morale. Sono sicuro che dopo un paio di mesi di una simile "vita" il loro moralismo d'accatto sarebbe di molto ammorbidito.

Vorrei dire al signor Volonté che quello praticato su Welby non è un omicidio né tecnicamente, perché la vita di Piergiorgio è finita a causa dell'incapacità del suo corpo di respirare autonomamente (diverso sarebbe stato il caso se qualcuno l'avesse fisicamente soffocato), né - soprattutto - moralmente: da questo punto di vista, anzi, si tratta di un atto di pietà, quella pietà che alberga spesso più in chi agisce al di fuori dei fumi religiosi che in chi si professa "strumento" e servo del divino.

Vorrei dire inoltre a tutti i sepolcri imbiancati, che da mesi ci stanno spaccando i maroni col loro moralismo, che dovrebbero cominciare a farsi una ragione del fatto che ad ogni essere umano, persino ad un italiano, dovrebbe essere lasciato il diritto di decidere della propria vita. Se proprio vogliamo dare una definizione a ciò che è accaduto a Welby, io parlerei di morte naturale assistita, che assomiglia a un suicidio solo perché una macchina si è interposta tempo fa tra la malattia di Welby e l'incapacità di respirare che da essa deriva. C'è differenza tra la fine di Welby e quella di Luca Coscioni? Secondo me no, nonostante i moralisti puntino tutto sul fatto che il primo è stato aiutato a morire e il secondo no.

Ma anche se si fosse trattato di un suicidio assistito, ritengo che dovrebbe essere qualcosa di assolutamente lecito. Il suicidio è l'espressione più piena della libertà di un uomo di autodeterminarsi. Se la vita diventa insopportabile, e la persona che lo afferma è del tutto lucida e ha mille ragioni per dire che la sua vita è insopportabile, nessuno dovrebbe avere il diritto di opporsi alla sua volontà di farla finita. Perché Pessotto ha potuto avere la libertà di gettarsi a 36 anni da un tetto, pur essendo un uomo ricco, sano, con una bella famiglia e ancora una vita da vivere, mentre Welby - in una situazione infinitamente peggiore - avrebbe dovuto essere costretto a sopportare ancora per chi sa quanti anni quel calvario? Solo perché la sua mano non poteva staccare da sola la cannola? E sarebbe criminale chi aiuta un uomo in simili condizioni a farla finita? Ma è mille volte più criminale chi pretende che quell'uomo continui a vivere, pretendendolo dalla posizione di forza di chi è sano e felice e non ha nulla da perdere, qualsiasi opinione professi!

Aiutare a morire un uomo che non ha più ragioni di vivere è un atto di pietà, non un omicidio. Ficcatevelo in testa, sepolcri imbiancati! Che l'atto che pone fine a una vita debba essere legale e minuziosamente regolamentato, è del tutto giusto. Ma fatela, una buona volta, questa legge sulla fine della vita e finiamola con questo insopportabile moralismo! Non se ne può più. La vita è sacra, ma lasciate che sia il suo proprietario a decidere se continuare a viverla oppure no. E visto che vi piace tanto parlare a nome di Dio, vi invito a riflettere su questi versetti del Vangelo di Matteo (23:27). A me sembra che parlino proprio di gente come voi:

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.»

Commenti dei lettori

  1. Commento di Alessandro Ferri - 22/12/2006 ore 10,14

    Ciao Michele, sono giorni che ci penso a questa storia, troppo complicata sia dal punto di vista etico, morale ed anche giuridico. Nel caso di Welby però si usa un termine che è a mio avviso improprio, eutanasia. Welby ha richiesto che venisse rispettato l'articolo 32 della Costituzione Italiana che dice testualmente:
    "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana."
    Ma i nostri politici confermano ancora di non conoscerla.
    Purtroppo c'è da dire che non tutti i casi sono così semplici sotto il punto di vista giuridico, non sempre il malato è lucido e assolutamente chiaro nelle sue intenzioni, e la casistica è molto vasta.
    Io mi auguro che questo "caso" porti ad una riflessione generale che vada nella direzione di un testamento o una dichiarazione sul modello di quella della donazione degli organi.

    Ciao
  2. Commento di Michele Diodati - 22/12/2006 ore 10,31

    Ciao Alessandro, sul fatto che quella di Welby non sia stata eutanasia credo che tu abbia ragione. Per questo, nell'articolo che hai commentato, se hai notato, non ho usato neppure una volta la parola "eutanasia".
  3. Commento di 2678 - 23/12/2006 ore 12,22

    fottiti sfigato!


    nessun uomo è padrone della propria vita.

    solo dio lo è.


    punto.


    ripeto: sei uno sfigato clamoroso!
  4. Commento di Fausto Intilla - 23/12/2006 ore 12,28

    La soluzione del problema,paradossalmente,sta proprio nella sua indecidibilità.
    Il problema dell'eutanasia sta esattamente in questo:

    Per poter creare una legge costituzionale, che permetta o meno l'interruzione di determinate terapie fondamentali per il mantenimento in vita del soggetto in questione,in base ai parametri di "volontà-sofferenza" di quest'ultimo, occorre fondamentalmente stabilire alcune cose:

    1) Il soggetto che intende,per mezzo di terzi, interrompere il trattamento terapeutico,nel momento in cui ha dichiarato questa sua chiara intenzione, era nel pieno delle sue facoltà di intendere e di volere?

    2) Vi sono state delle persone che, potenzialmente, stando costantemente vicino al soggetto-paziente in questione, avrebbero potuto influenzare questa sua scelta?

    2.a) L'hanno fatto realmente?

    3) Qual'era il livello di sofferenza (fisico-psichico) in cui il soggetto si trovava al momento di questa sua decisione?

    3.a) Tale livello, sarebbe potuto diminuire,con una terapia psico-analitica ? (non dimentichiamoci che la psiche influenza il corpo, e viceversa).

    Risolvendo:

    1) Oggettivamente decidibile

    2) Oggettivamente decidibile

    2.a) Oggettivamente indecidibile

    3) Decidibile solo in base ai parametri soggettivi di pochi osservatori in stretto contatto con il soggetto-paziente;da un punto di vista oggettivo quindi: indecidibile.

    3.a) Decidibile solo in base ai parametri soggettivi di pochi osservatori in stretto contatto con il soggetto-paziente;da un punto di vista oggettivo quindi: indecidibile.

    Come possiamo notare quindi, da questa "analisi logica" del "problema", a prevalere sono le questioni oggettivamente indecidibili [punti: 2.a) ; 3) ; 3.a) ], su quelle invece oggettivamente decidibili [ punti: 1) ; 2) ]. Non si dispone quindi di una sufficiente quantità di informazione inerente alla decidibilità del problema.

    Conclusione:
    La terapia di mantenimento in vita di un "malato terminale",qualora questa possa essere eseguita senza alcun motivo di impedimento fisico (causato da fattori di qualsiasi tipo),non dovrebbe mai venire interrotta.


    Fausto Intilla
    (Inventore-divulgatore scientifico)www.oloscience.com
  5. Commento di Michele Diodati - 23/12/2006 ore 12,51

    Fausto, penso che tu abbia messo troppi articoli e commi nel tuo ragionamento, avvitandoti in una specie di paralogismo.

    Poiché viviamo in una società che non è fatta di equazioni, ma di uomini, possiamo raggiungere solo soluzioni di compromesso, mai soluzioni perfette. E, come compromesso, a me sembra che sia più che sufficiente quello di esprimere una volontà legalmente riconosciuta di volere/non volere terapie di mantenimento artificiale in vita in caso di gravi incidenti o malattie.

    Andare di fronte a un ufficiale civile o a un notaio, accompagnati da uno o due testimoni, per esprimere questa volontà, basta, e deve bastare, per interrompere quasiasi accanimento terapeutico su un paziente, se quella è la volontà espressa nel suo testamento biologico.

    Non possiamo essere sicuri se la persona che fa il testamento biologico non sia influenzata da terzi o se, dopo essere stato psicoanalizzato, la penserebbe poi diversamente. Ma non ci deve neppure interessare: deve essere ascritto alla libertà dell'individuo adulto compiere atti che hanno valore pubblico, se dispone dei necessari diritti civili per compierli. Se dovessimo applicare i tuoi argomenti e la tua soluzione di indecidibilità a tutti gli atti che un uomo compie nella sua vita senza avere tutte le informazioni possibili, atti che vanno dal matrimonio al fare testamento, la vita di ognuno ne sarebbe immediatamente ed irrimediabilmente paralizzata.

    Per fortuna (o per sfortuna), la vita richiede di prendere le vie brevi in molti casi. E se non lo facciamo noi stessi con le informazioni di cui disponiamo in un certo momento, decideranno per noi il tempo, gli eventi o gli altri. Il che è molto probabilmente peggio.
  6. Commento di Fausto Intilla - 23/12/2006 ore 14,7

    Caro Michele,
    ciò che hai esposto getta sicuramente le basi per un diverso (e più ampio)dibattito sulla questione dell'eutanasia;andando così ad abbracciare anche tutti quegli elementi che generalmente vengono trascurati in tale questione: quelli che potrebbero,qualora venissero mutati da un punto di vista legislativo,cambiare l'approccio medico-terapeutico a dipendenza delle caratteristiche di ogni singolo caso clinico che venga preso in considerazione.Mi rendo conto comunque delle implicazioni che tali mutamenti legislativi comporterebbero,qualora un giorno venissero presi in esame onde deciderne un'effettiva applicabilità o meno (tali emendamenti andrebbero sicuramente contro il Giuramento di Ippocrate);ciò comunque non esclude a priori (considerando il continuo evolversi di determinati meccanismi e "schemi" sociali)che in futuro,forse non tra qualche decennio ma molto più avanti ancora,il tutto venga risolto molto semplicemente grazie ad una "Unanimità sociale" nel considerare ed interpretare una delle questioni più oscure,misteriose e "temibili"
    presente nella storia dell'Umanita,sin dalla Notte dei Tempi: La Morte.

    Fausto Intilla
    (Inventore-divulgatore scientifico)www.oloscience.com
  7. Commento di Michele Diodati - 23/12/2006 ore 14,38

    Caro Fausto,
    intuisco da ciò che scrivi che hai una profondità di pensiero non comune, ma il modo in cui esprimi le tue considerazioni è troppo contorto, o più probabilmente sono io che non sono all'altezza. Confesso che non ho capito quasi nulla del tuo ultimo commento, men che meno cosa sia l'"unanimità sociale" (essere tutti d'accordo per il bene comune?).

    Resto modestamente della mia opinione, espressa con le parole più semplici possibile: è necessario che il legislatore riconosca al più presto agli italiani il diritto di decidere se, e fino a che punto, essere mantenuti artificialmente in vita in caso di malattie o incidenti gravi.

    Buon Natale.
  8. Commento di Fausto Intilla - 23/12/2006 ore 16,29

    Caro Michele,
    credo che il problema dell'eutanasia, verrà sicuramente risolto in futuro grazie ad un cambiamento di paradigma , unanimemente accolto (e questa è l'unica accezione nella quale va considerato ciò che avevo precedentemente definito come: Unanimità sociale), in relazione a tutto ciò in cui l'uomo si adopera oggigiorno, per contrastare con tutti i mezzi possibili di cui dispone, qualsiasi "percorso umano" che porti ad una morte "prematura" e quindi innaturale ; e forse sarà proprio su quest'ultimo termine, sulla confutabilità di ciò che oggi distinguiamo in naturale e innaturale, che si giocherà la "partita finale" da cui nascerà una nuova visione sociale della realtà, in grado di modificare-aggiornare le attuali leggi costituzionali in materia di Eutanasia (un termine che in futuro, assumerà sicuramente altre connotazioni che oggi la nostra società,difficilmente può accettare).
    Un caro saluto e un Buon Natale anche a te.

    Fausto Intilla
    (Inventore-divulgatore scientifico)
    www.oloscience.com
  9. Commento di La pulce d'acqua - 28/1/2007 ore 20,37

    Credo che il problema dell'eutanasia verrà sicuramente risolto in un modo o nell'altro, prima o poi l'uomo risolve sempre i suoi problemi.
    In realtà il problema dell'eutanasia è bell'è risolto, non si può fare punto e basta.
    Ora, ovviamente, ma per fortuna l'uomo è sempre in fermento.
    Anzi no, ma perché dire "uomo", chiamiamolo col suo nome, l'italiano, perché vedi in altri paesi il problema è già risolto è qui che non si è risolto.
    Quindi non è l'uomo, ma parte della comunità che deve risolversi.
    Ritornando in questione, sbaglio o anche un certo Carol Woityla, chiese di non essere tracheostomizzato?
    E sbaglio o per aggirare questa richiesta, la tracheostomia gli fu praticata durante un intervento d'urgenza, dove il buon Carol, essendo narcotizzato, non potè dare il suo consenso quando il medico gli praticò l'incisione che gli permise di respirare ancora per un po' di giorni.

    Non aggiungo altro.
    Marco.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  21/12/2006 alle ore 17,26.

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