Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Una nazione nelle mani di un paperone arraffatutto

L'Italia, un paese senza spina dorsale, schiavo dei conflitti d'interesse, dei potenti e delle loro bugie.

[La copertina di un fumetto di Zio Paperone] Il quotidiano spagnolo El Paìs titola oggi:

Il Cavaliere aumenta il controllo sulla tv italiana

Mediaset ha acquisito il 75 per cento di Endemol, la compagnia controllata dalla spagnola Telefonica, per 2,6 miliardi di euro. Così Silvio Berlusconi, che fino a ieri godeva di una posizione dominante nel mercato televisivo italiano, adesso lo controlla completamente. Infatti, oltre a possedere tre delle quattro tv private nazionali, produce i programmi di maggior successo del suo principale concorrente, la Rai: Affari Tuoi, La prova del cuoco, Che tempo che fa. Sarà Berlusconi a decidere gli ascolti della concorrenza. Il suo potere politico-mediatico ha quasi raggiunto il livello di un monopolio.

Mentre all'estero non hanno alcuna difficoltà a notare l'anomalia italiana e a trattarla come merita, cioè come il biglietto da visita di un paese cialtrone, qui da noi i telegiornali non fanno altro che rimandare di continuo le insopportabili dichiarazioni di Berlusconi, con cui accusa la maggioranza di centrosinistra di sponsorizzare una legge sul conflitto d'interessi - la legge Gentiloni - liberticida, fatta apposta per distruggere Mediaset e, con essa, il capo dell'opposizione.

Berlusconi si guarda bene dal ricordare che in tutti i paesi civili esistono leggi serie sui conflitti d'interesse, leggi in virtù delle quali lui non sarebbe mai potuto diventare il presidente del Consiglio, e neppure un semplice sindaco, senza rinunciare al controllo e alla proprietà delle sue società di telecomunicazioni. L'America in particolare, il paese a cui Berlusconi guarda da sempre con deferenza e ammirazione, ha una gestione severissima dei conflitti d'interesse e una morale pubblica ineguagliabilmente più severa e vigile di quella italiana (pressoché inesistente).

La cosa più sconcertante e deprimente non è che Berlusconi difenda il suo ruolo politico e le sue proprietà. E' che il paese non insorga compatto, da destra e da sinistra, per denunciare quell'immenso conflitto d'interessi e per volere una legge seria in proposito (sarebbe bastato, del resto, far rispettare una famosa legge del 1957, che vieta a chi usufruisce di concessioni pubbliche importanti di ricoprire ruoli di governo). Il fatto è che Berlusconi costituisce solo il caso più eclatante in un sistema antico e collaudato: l'Italia è costruita dalle fondamenta sui conflitti d'interessi, a tutti i livelli. Sono innumerevoli i casi in cui controllori e controllati sono la stessa persona o la stessa società. Che dire, per esempio, delle bollette telefoniche e della luce, sulle quali l'ultima parola sui consumi degli utenti è delle società che erogano i servizi? O dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, in cui siedono spesso le stesse persone che, da un lato, dovrebbero fare gli interessi del compratore e dall'altro quelli del venditore?

Fa quasi sorridere, di fronte al disgustoso schifo italiano, il clamore suscitato in America dai privilegi accordati da Paul Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale, alla propria compagna. Ne parla per esempio il Boston Globe:

Nuove accuse a Wolfowitz: "Ha infranto le regole della Banca mondiale"

Accordando alla sua compagna una promozione e un consistente stipendio, il presidente della Banca mondiale Paul Wolfowitz ha infranto le regole etiche dell'istituzione, causando "una crisi di leadership" alla banca stessa. Lo afferma un rapporto della commissione creata per esaminare il caso Wolfowitz. Il presidente della Banca mondiale ha definito i risultati della commissione "ingiusti e infondati" e si prepara per il suo intervento davanti alla commissione, martedì pomeriggio. Wolfowitz potrebbe essere destituito o spinto a dimettersi.

Varrebbe la pena di scrivere ai giornalisti americani, per raccontar loro delle dinastie familiari che si spartiscono le varie cliniche del Policlinico di Bari (oggetto di una recente puntata della trasmissione Annozero). Tutto sommato, è quasi incredibile pensare che Wolfowitz molto probabilmente si dimetterà per una raccomandazione, mentre Berlusconi, padrone indiscusso della televisione italiana, può continuare impunemente a fare la vittima, attaccando quella che è invece una legge all'acqua di rose sui conflitti d'interesse, una legge che in qualsiasi nazione evoluta sarebbe giudicata insufficiente.

Il nostro purtroppo è un paese senza spina dorsale. Ci siamo condannati da sempre a subire in silenzio la legge del più forte. Chi ha ideali di onestà e di trasparenza è meglio che vada via al più presto, perché lottare contro il malcostume italiano è una lotta senza speranza. Se ne vada, finché ha la forza e la voglia di costruire qualcosa altrove. Troppi italiani meritano di annegare nella merda in cui sguazzano (molti, purtroppo, senza sentirne neppure la puzza).

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  15/5/2007 alle ore 13,54.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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