Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Androidi

Dalla fantascienza alla realtà: l'Era dei replicanti è iniziata!

"Non capivo perchè un replicante collezionasse foto.
Forse loro erano come Rachael: avevano bisogno di ricordi".
(Dal film "Blade Runner", di Ridley Scott)

[teste di androidi]

Lo scrittore (nonché biochimico) di origine russa Isaac Asimov propose tre "regole d'oro" onde poter programmare e "disciplinare" nel migliore dei modi quelli che sarebbero stati, a suo avviso, gli amici più fedeli che l'uomo del futuro avrebbe mai avuto: i robots. Queste tre regole vennero dall'ormai indiscusso "Maestro della fantascienza" così definite:

Prima regola: Un robot non dovrebbe mai in alcun modo assumere dei comportamenti che potrebbero nuocere agli esseri umani, o permettere agli stessi di danneggiarlo.

Seconda regola: Un robot dovrebbe obbedire sempre agli esseri umani (a meno che l'adempimento di tali ordini vada ad infrangere la prima regola).

Terza regola: Un robot dovrebbe sempre proteggere se stesso (a meno che l'adempimento di tale principio non vada ad infrangere la prima o la seconda regola).

Il Dr. Shuji Hashimoto, direttore del "Centro di robotica umanoide" alla Waseda University di Tokio (JP), sostiene che queste tre regole di Asimov potrebbero in qualche modo inibire il "potenziale" che gli androidi utilizzerebbero per il loro auto-sviluppo. L'intelligenza dei robot, ritiene Hashimoto, dovrebbe accrescere man mano che esso "invecchia", ossia col passare del tempo, e quindi imparando attraverso esperienze, prove ed errori (un po' come accade con i cuccioli di qualsiasi specie animale). Nel settembre del 2006, sulla rivista internazionale New Scientist, il Dr. Hashimoto espresse inoltre queste sue ulteriori opinioni: «Attualmente i robot più evoluti manifestano semplicemente una sorta di gioco del tipo "botta e risposta", in cui viene simulata una certa sensibilità umana; dando così l'illusione a chi li osserva o interagisce con loro, che anch'essi hanno un cuore ... ma essi ovviamente non hanno alcun cuore, sono solo delle macchine», aggiungendo infine che: «Finché i robot obbediranno alle leggi di Asimov, non avremo mai delle macchine che si possano considerare dei veri e propri "partner" per gli esseri umani. Noi umani non dovremmo continuare a considerarci delle entità al centro di ogni cosa, dovremmo invece iniziare a stabilire un nuovo tipo di rapporto tra noi e le macchine». Delle opinioni che a mio avviso, appaiono del tutto discutibili.

Nei laboratori nipponici dell'IRC (Intelligent Robotics and Communication, un dipartimento dell'Istituto internazionale ATR; l'acronimo sta per Advanced Telecommunication Research), il Prof. Hiroshi Ishiguro ha recentemente (2006-2007) realizzato uno dei primi prototipi di robot umanoide (androide), costruito interamente "a sua immagine e somiglianza". Cercando di spiegare i motivi di questa sua scelta nella progettazione di Geminoid H1-1, il Dr. Hishiguro ha fatto osservare che: «L'aspetto fisico degli androidi è importante; non possiamo ignorare l'effetto che esso produce sulla nostra psiche nel momento in cui avviene la comunicazione uomo-robot».

Hishiguro è praticamente un pioniere in questo ramo della scienza, i cui obiettivi sono quelli di unificare la ricerca sulla robotica tradizionale con gli sviluppi lenti ma sicuri della psicologia conoscitiva. «Il mio scopo», continua Ishiguro, «è quello di capire gli esseri umani costruendo gli androidi, (...) l'uso pratico degli androidi, lo considero come una sorta di sottoprodotto».

Attualmente, gli androidi realizzati in vari istituti di robotica in Giappone, Corea e pochi altri stati del mondo non sono autonomi; debbono quindi essere continuamente alimentati o disporre di batterie in grado di rifornirli con una sufficiente quantità di energia che permetta loro di compiere tutti i movimenti necessari (ovvero una sorta di "gestualità umana") ed "effetti audio" (vocali), onde poter simulare una vera è propria interazione con gli esseri umani circostanti. Essi non possono ancora compiere delle riparazioni su se stessi, come neppure ragionare sulla loro stessa esistenza o su quella dell'intero Universo; non sono quindi da considerarsi (per ora...) degli esseri coscienti o senzienti.

Il Dr. Phillip McKerrow, esperto di robotica alla Scuola di Informatica e Tecnologia della Programmazione dell'Università di Wollongong, in Australia, riassume così le attuali capacità degli androidi: «Sono solo dei giocattoli assai costosi, con una destrezza ancora assai limitata e dotati di ben poca intelligenza».

Il Prof. Ishiguro, oltre all'androide denominato Geminoid H1-1, ne ha contemporaneamente realizzato un altro, con sembianze femminili, che risponde al nome di Repliee Q2. Questo androide, sviluppato all'Università di Osaka presso il Dipartimento di Robotica, è stato in origine modellato sulla base delle fattezze della figlia del Prof. Ishiguro, quando ella aveva circa quattro anni. I suoi movimenti, orchestrati da una serie di 42 "azionatori pneumatici" (di cui 13 posti all'interno della testa), sono assai simili a quelli di un comune essere umano; l'androide, oltre a far fluttuare le proprie palpebre con movimenti rapidi e regolari, sembra addirittura che respiri.

Le videocamere omnidirezionali di cui dispone riconoscono inoltre le varie tipologie dei gesti umani; quali ad esempio un braccio che si solleva oppure dei piccoli cambiamenti di espressione sul volto di una persona ad esso vicina (in parole povere l'androide è in grado di distinguere un sorriso da un espressione di dolore, ad esempio; e di reagire quindi di conseguenza secondo dei criteri appropriati al caso). I delicati sensori fisiologici, incastonati nella pelle flessibile a base di silicone, sono invece in grado di rilevare il tocco ed altre sensazioni indotte. I microfoni, collegati ad un sistema di riconoscimento vocale gli permettono di sentire e quindi di rispondere ad una domanda o ad un discorso umano. La voce di Repliee Q2 (come del resto quella di Geminoid H1-1) suona in modo assai realistico, nel senso che è decisamente paragonabile a quella umana; dove invece vi è ancora parecchio da lavorare è sull'articolazione delle frasi e dei discorsi, che per il momento non rispondono ai canoni dei modelli usuali del pensiero e del linguaggio umano. Come Geminoid, Repliee può rispondere soltanto (per ora) con una dozzina di parole, ed oltretutto non è in grado di rispondere adeguatamente, qualora si trovi in posti rumorosi (un problema riscontrabile in tutti i sistemi di riconoscimento vocale). L'incapacità degli androidi di comunicare in modo intelligente con gli esseri umani è attualmente il loro handicap più grande. Nonostante siano in grado di discutere (in modo comunque assai limitato) su argomenti specifici, essi rimangono completamente spiazzati di fronte a discorsi più ampi di natura astratta-filosofica. In parole povere, essi sono ancora molto lontani dal superare la leggendaria prova di Turing [1].

Per il momento, le "membra" di questi androidi sono quasi interamente in alluminio; ma in futuro questo elemento verrà molto probabilmente sostituito con la fibra di carbonio. I muscoli artificiali, un'altra importante area di ricerca nel campo della tecnologia androide, attualmente tendono a consistere di dozzine (a volte centinaia) di motori elettrici a torsione retroattiva. Alcuni androidi sono dotati di compressori che alimentano i loro "muscoli ad aria" (tubi di gomma che si contraggono quando dell'aria ad alta pressione viene soffiata al loro interno. Quando l'aria invece viene rilasciata, essi si distendono e si allungano). Degli esperimenti sull'utilizzo di nuovi materiali alternativi sono in corso; tra questi materiali, vi sono anche le fibre in nitinolo, una lega assai forte ma leggera, derivata dall'utilizzo di elementi quali nickel e titanio, e polimeri elettro-elastici in grado di "distendersi" e contrarsi. Assai incoraggiante invece è la ricerca sui muscoli artificiali, che comprendono delle lamine (o "fogli") di nanotubi al carbonio, ovvero delle grandi molecole di forma cilindrica costituite da carbonio puro, con insolite proprietà elettriche e meccaniche. Quando una tensione elettrica viene applicata gradualmente, gli ioni all'interno del carbonio si muovono tutti verso un solo lato, piegando così le lamine costituite da nanotubi; la velocità e il limite della curvatura delle lamine dipendono dalla quantità e dalla velocità con cui l'energia di alimentazione viene aumentata-incrementata. Quando non vi è alcun flusso di corrente, le lamine si distendono nuovamente e tornano così alla loro figura-sagoma originale.

Alcuni di questi materiali potrebbero venir impiegati in un futuro prossimo per realizzare-costruire le dita degli androidi (le fibre in nitinolo, ad esempio, possono piegarsi o allungarsi se vengono riscaldate da una corrente elettrica). I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Cambridge (USA), dal canto loro, stanno sviluppando un tipo di pelle artificiale in grado di percepire un oggetto che scivoli attraverso le dita di un androide, e quindi di segnalare l'informazione ai centri di coordinamento motorio del robot umanoide, affinché possa reagire di conseguenza (eventualmente afferrando l'oggetto con la mano intera, per esempio).

I processori e i sistemi operativi che alimentano gli androidi variano ampiamente. Alcuni processori sono di tipo convenzionale, e adottano una tecnologia da PC (da un gigahertz o poco oltre), mentre altri, ma ben pochi, sono molto più evoluti. La maggior parte funzionano su sistemi operativi in tempo reale, come l'RT-Linux, ad esempio. Alcuni androidi comunicano addirittura "senza fili" con un calcolatore centrale, grazie al sistema bluetooth.

Moltissimi androidi funzionano grazie ad un'alimentazione principale (di rete), mentre solo alcuni sono quasi del tutto autonomi. Al laboratorio di Robotica di Bristol (GB), per esempio, si è riusciti a far funzionare dei dispositivi robotici, utilizzando delle particolari cellule di combustibile (microbiche), in grado di convertire l'energia chimica in elettricità. Anche se questi dispositivi non si possono certamente paragonare a degli androidi, e si muovono molto lentamente, essi comunque riescono ad "estrarre" la propria alimentazione dalla bio-massa (quali la frutta in decomposizione, ad esempio, ed altri alimenti). Gli esperti di robotica prevedono che negli anni a venire i sistemi più avanzati (ovvero quelli che includeranno delle reti neurali, algoritmi genetici e logica incoerente) funzioneranno su un assorbimento di energia piuttosto piccolo, ma al contempo assai veloce, grazie a dei particolari processori, ognuno dei quali sarà in grado di effettuare delle specifiche operazioni "in parallelo" e di comunicare simultaneamente su delle reti, in cui l'informazione "scorrerà" in modo molto più rapido di come avviene attualmente. Uno o più "processori guida" (centralizzati) sincronizzeranno e coordineranno molto probabilmente l'intero "labirinto" relativo alle funzioni di corpo e cervello. Non è da escludersi che un giorno i cervelli degli androidi possano funzionare grazie ad un'alimentazione che origini e prenda forma sulla base della computazione quantistica.

Un'altra promettente area di ricerca, già in corso in alcuni laboratori, coinvolge dei robot equipaggiati con dei particolari software ("rilevatori di umore"), in grado di fornir loro delle prime forme rudimentali di intelligenza "sociale" ed emotiva. Dotare gli androidi di "emozioni personali" potrebbe essere essenziale, se essi un domani dovessero trasformarsi in macchine senzienti e artificialmente intelligenti (nel qual caso non potrebbero più essere classificabili come macchine).

Il neuroscienziato Antonio Damasio sostiene che, negli esseri umani, ragione ed emozione sono inestricabilmente collegate; un concetto, questo, che forse potrebbe venir relazionato anche all'intelligenza artificiale. La ricerca si sta inoltre intensificando nel campo dell'auto-apprendimento; ovvero sui sistemi robotici in grado di imparare autonomamente nuove forme di comportamento e di analisi dell'informazione (alcuni credono che questa sia la strada migliore, per poter superare un giorno il test di Turing).

Tutto questo conduce ad una domanda intrigante: potrebbe un androide, che abbia sviluppato una determinata capacità di auto-apprendimento, e in cui fossero insiti i "semi" di un'intelligenza emotiva, sorprendere un giorno i relativi costruttori, manifestando delle qualità e dei comportamenti inattesi, quali ad esempio alcuni vizi o virtù umane?

Bè, non dimentichiamo che da un punto di vista fisico-matematico, oltre una determinata soglia di complessità, per qualsiasi sistema dinamico che venga considerato, possono comparire delle proprietà inattese, in modo assolutamente brusco e casuale. Sicuramente siamo ancora ben lontani dalla realizzazione di intelligenze artificiali paragonabili a quella umana; oltretutto non siamo in grado di prevedere gli sviluppi a lungo termine che tali intelligenze non umane, attualmente agli albori, potranno rivelare in futuro. Solo col tempo quindi, scopriremo se alcuni film di Hollywood degli anni '80 (come "Terminator", ad esempio) contenessero già qualcosa di profetico oppure no.

"Le scienze, ognuna tesa nella propria direzione,finora non ci hanno nuociuto gran che; ma un giorno,il confluire di frammenti di conoscienza dissociati schiuderà panorami della realtà talmente terrificanti... che o impazziremo per la rivelazione, o fuggiremo dalla sua luce mortale, cercando rifugio nella pace e nella sicurezza di nuovi secoli bui".

H.P. Lovecraft

Il rapporto uomo-androide e rispettivi segnali di "Riconoscimento Inconscio"

Nell'interazione tra robot ed esseri umani, sia il movimento che l'aspetto fisico sono da considerarsi degli aspetti fondamentali per i robot. Il Dr. M. Mori, già nel 1970, aveva ipotizzato una sorta di "zona di non-controllo psico-fisico" (da egli stesso denominata: "Valle dell'Imprudenza"), in grado di descrivere il rapporto che sussiste tra l'aspetto fisico di un robot (o di un androide) e il tipo di sensibilità che quest'ultimo può produrre negli esseri umani. Nella progettazione e nello sviluppo di robot umanoidi in grado di interagire con un certo "successo" con gli esseri umani, è necessario quindi conoscere la struttura della "Valle dell'Imprudenza".

Gli esseri umani manifestano dei comportamenti inconsci quando interagiscono con altri esseri umani; si presume quindi che l'uomo possa esternare tali comportamenti, anche in presenza di robot con sembianze umane (androidi), dotati di una certa intelligenza. Ipotizzando questo, è possibile modificare i movimenti e l'aspetto fisico dei robot, onde poter studiare i rispettivi cambiamenti comportamentali inconsci sugli esseri umani. In questo modo, si esplora quindi la "Valle dell'Imprudenza" (dall'inglese Uncanny Valley).

Studiando un determinato tipo di comportamento inconscio, in cui il maggior peso si è dato allo sguardo, è stato scoperto che i movimenti dell'occhio vengono usati per trasmettere dei segnali "sociali" durante la conversazione. Ciò che si è osservato in particolare è che gli esseri umani, quando pensano ad una risposta, tendono a distogliere lo sguardo da chi ha posto loro la domanda.

Delle ricerche fatte su tre tipi differenti di soggetti con il compito di porre una domanda, ovvero su un essere umano, un androide e un comune robot dall'aspetto metallico-meccanico, hanno messo in luce che il soggetto interrogato rivolge il proprio sguardo sulla parte sinistra del volto di chi gli ha posto la domanda (questioner), per un lungo tempo nel caso di un "questioner" umano o androide.
Nel caso invece di un "questioner" dall'aspetto metallico-meccanico, il soggetto interrogato tende a guardare verso il basso. Emerge quindi una differenza significativa in mezzo a questi due comportamenti. Ciò che è stato possibile dedurre da questo semplice esperimento è che un "questioner" androide viene inconsciamente trattato come un "questioner" umano. In generale si potrebbe quindi affermare che un robot meccanico venga trattato in modo assai diverso, rispetto a un robot con sembianze umane, dalla maggior parte degli esseri umani. Tali risultati si stanno attualmente trasformando in indizi da correlare alla "Valle dell'Imprudenza" e presto potrebbero contribuire al progresso della comunicazione tra androidi ed esseri umani.

La Valle dell'Imprudenza

[Un grafico che mostra la Valle dell'Imprudenza. Seguono spiegazioni]
Immagine tratta da Wikipedia

Un problema significativo per lo sviluppo degli androidi è appunto la "Valle dell'Imprudenza" (suggerita all'inizio degli anni '70 dal Dr. M. Mori). Nel grafico riportato qui sopra è indicato il rapporto fra la somiglianza di un robot ad un essere umano (Similarity) e la percezione di familiarità del soggetto in questione (Familiarity). Dal grafico si evince che la familiarità del robot aumenta in modo più o meno proporzionale alla somiglianza, fino a che non viene raggiunto un certo punto, in cui le "imperfezioni" inducono il robot a sembrare repulsivo. Questa "goccia improvvisa" è stata chiamata: "Uncanny Valley" (italianizzando il tutto: "Valle dell'Imprudenza").

Un robot che si trovi nella "Uncanny Valley", potrebbe apparire, agli occhi di un essere umano, addirittura come una salma, come un cadavere. Gli scienziati che si occupano di robotica, impegnati nella costruzione di androidi sempre più simili all'uomo (sotto tutti i punti di vista), dovranno quindi tener sempre presente l'eventualità che i loro "prodotti" possano "cadere" nella "Uncanny Valley" (a causa di determinate imperfezioni nell'aspetto fisico); di conseguenza, essi dovranno adottare una metodologia che sia in grado di oltrepassare questa "Valle", onde poter ovviare a questo problema.

[1] Questa prova (o test), descritta nel 1950 dal matematico inglese Alan Turing, consisteva nel far conversare un essere umano (giudice) con un altro essere umano e un robot (ai tempi di Turing definito come un calcolatore), senza che egli (il giudice) conoscesse chi fosse la persona reale e chi invece la macchina programmata per rispondere. Se questa persona, ovvero il giudice, non fosse stato in grado di riconoscere la persona reale dalla macchina, essa (robot, calcolatore, macchina che dir si voglia) avrebbe superato il test.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Fausto Intilla - 14/7/2007 ore 8,13

    "L'opportunità di creare esseri intelligenti superiori agli esseri umani viene messa spesso in discussione,in quanto si dice che tali esseri non sarebbero dei servitori ma dei padroni.Noi riteniamo,al contrario,che sarebbe saggio dal punto di vista economico che i membri di specie evolutesi per via naturale costruissero dei robot intellettualmente molto superiori a se stessi. Ricordiamo che ogni ricchezza è in ultima istanza Informazione.Robot dall'intelligenza superiore aumenterebbero la quantità di Informazione a disposizione di una civiltà ben al di là di quanto potrebbero fare i soli sforzi dei creatori. La cooperazione tra robot superintelligenti e membri della specie che li ha creati, porterebbe ad un aumento della ricchezza disponibile per entrambi i gruppi, e la specie creatrice sarebbe più ricca con i robot che senza. Che la cooperazione tra due entità economiche A e B, con A superiore a B sotto tutti i punti di vista, comporti un miglioramento economico per entrambe, è una ben nota conseguenza della teoria del vantaggio relativo in economia.Noi esseri umani non dovremmo avere paura dei nostri discendenti robot più di quanto ne abbiamo di quelli fatti di carne e sangue, che un giorno l'evoluzione renderà diversi dall'Homo sapiens.Decisamente non sarebbe saggio attaccare o tentare di ridurre in schiavitù i robot intelligenti nostri discendenti. Non dimentichiamo che nel racconto originale Frankestein era inizialmente un essere gentile e generoso,diventato malvagio solo per lo spietato trattamento ricevuto dagli uomini".
    (John D.Barrow & Frank J.Tipler - Il Principio Antropico; pag.587)

    ...io aggiungo semplicemente questo: Tutto vero, purchè le cose vadano sempre per il verso giusto,per cui...

    Le ricerche più recenti (nonchè le rispettive applicazioni) nel campo dell'intelligenza artificiale, atte alla realizzazione di robot umanoidi, implicano anche un miglioramento tecnologico in grado di fornire a queste "macchine" (un domani), una sorta di intelligenza emotiva sulla cui base possa svilupparsi ciò che comunemente chiamiamo: autocoscienza.
    Il discorso comunque qui si farebbe assai lungo e complicato; occorrerebbe innanzi tutto prendere in considerazione i lavori di Damasio (Emozione e Coscienza),Putnam (Mente,Linguaggio e Realtà) e Dennett (L'Io della Mente),per citare i più importanti, e ricercare in seguito tutte le analogie che correlano tali teorie (lavori), per poi ricercarne delle altre (...ancora più implicite e complesse) in relazione ai concetti teorici e applicativi, legati allo studio dell' I.A.
    Paradossalmente comunque,in base ai parametri più "deterministici" della teoria dell' "Oggettività Forte", il fenomeno dell'autoconsapevolezza non esiste (in quanto il nostro Ego viene considerato come una sorta di entità fittizia);tutto è quindi definibile in termini di "complessità auto-organizzantesi".
    Non è comunque possibile intraprendere nessun tipo di studio o ricerca sull'intelligenza umana o artificiale, sulla base del modello deterministico (La Place - Poincarè,per intenderci) della Realtà.

    Riporto qui di seguito un'interessante risposta a tutti coloro che probabilmente si saranno chiesti "a cosa possa servire" un robot umanoide dotato di un'intelligenza emotiva e quindi di una sorta di "sentimento artificiale":

    A mio avviso, è possibile definire il concetto di "sentimento" come una sorta di input alla cooperazione, il cui fine ultimo è quello di migliorare la qualità dell'Informazione onde poter raggiungere livelli sempre più alti di evoluzione (R.Dawkins - "Il gene egoista").Nel caso specifico della specie umana quindi, tale fenomeno ("sentimento") porta a dei rapporti di coppia (uomo-donna) stabili i cui frutti (prole) saranno in grado di garantire una certa continuità della specie (grazie all'aumento della variabilità genetica con conseguente "rafforzamento" del pool genetico),e quindi in ultima analisi un miglioramento (in gruppi circoscritti ma comunque sufficienti per compiere determinati "salti" a livello evolutivo - S.J.Gould;"Teoria dell'equilibrio punteggiato") della qualità dell'Informazione (che come abbiamo precedentemente visto,rappresenta la nostra reale "ricchezza").
    Amore ed Amicizia quindi, giocano un ruolo importantissimo nel processo evolutivo di una specie.
    Se un giorno quindi i nostri cari androidi diverranno sufficientemente evoluti da poter addirittura auto-riprodursi, possiamo facilmente intuire che non esiteranno un solo istante ...a mettere in pratica tale opportunità.

    Fausto Intilla
    www.oloscience.com
  2. Commento di zoneX - 6/8/2007 ore 2,13

    lo sto leggendo con molto interesse....
    credo che all'autore, vista la mole di lavoro, faccia piacere sapere che un'ipovedente, riesca a leggere in primis grazie a questa piattaforma l'articolo ma è grazie a lui che mi sto sforzando, cioè è davvero interessante :)
    ciao e happy work
    Francesco
  3. Commento di zoneX - 6/8/2007 ore 2,18

    Sarebbe saggio dal punto di vista economico che i membri di specie evolutesi per via naturale costruissero dei robot intellettualmente molto superiori a se stessi. Ricordiamo che ogni ricchezza è in ultima istanza Informazione.Robot dall'intelligenza superiore aumenterebbero la quantità di Informazione a disposizione di una civiltà ben al di là di quanto potrebbero fare i soli sforzi dei creatori</blockquote>
    Sono d'accordo al 100% con te!
    L'uomo è troppo egoista ancora e forse questa realtà è ancora lontana o
    siamo noi che non la vogliamo?
  4. Commento di Fausto Intilla - 6/8/2007 ore 3,32

    "L'uomo del futuro avrà solo un vago ricordo di ciò che ora associamo ai concetti di affetto e sentimentalismo, ma non per questo sarà più crudele verso il suo prossimo e privo di ogni forma di rispetto. L'uomo del futuro, dotato di un pensiero prevalentemente astratto-analogico-deduttivo, comprenderà, aiuterà e rispetterà profondamente i suoi simili e qualsiasi altra entità biologica terrestre, poiché sarà pienamente cosciente degli enormi vantaggi (sul proprio stile di vita) che un tale comportamento può concedergli.
    L'egoismo accompagnerà l'uomo sino al giorno della sua estinzione; esso però muterà col tempo, assumerà aspetti assai più complessi e inesplicabili e forse ci farà persino dimenticare della sua esistenza; ma credetemi, sarà sempre con noi, poiché è solo grazie ad esso che possiamo sopravvivere.
    L'egoismo è un riflesso condizionato dal nostro istinto di sopravvivenza e col tempo, "imparerà" a celarsi dietro quella fitta rete di rapporti sociali, che fin'ora ci ha concesso di progredire (ma soprattutto di sopravvivere) e che in futuro ci consegnerà sicuramente un'altra grossa fetta di libertà".(Testo tratto da:"Dio=mc2.Oltre l'Universo Olografico)

    Ciao Francesco,
    un caro saluto.

    Fausto

  5. Commento di zoneX - 6/8/2007 ore 5,34

    Ricambio di cuore i saluti e mi sono letto tutta la tua risposta.
    Spero che tu abbia ragione ma, vedo cosi poca Empatia sulla terra.
    Sono venuto sul tuo sito e è statoa una bella esperienza: di quelle che aprono la mente!
    ciao e grazie per gli articoli messi in sharing :)
    p.s. grazie anche a Michele che mi ha fatto conoscere dei bellissimi concetti, studi, pensieri, citazioni.
    con profonda stima...
    francesco
  6. Commento di La pulce d'acqua - 10/8/2007 ore 2,47

    Dopo tanto leggere, sto pensando ad un robot molto intelligente che libera l'informazione e ad un umano molto meno intelligente che la blinda.
    Credo che si allargherebbe un conflitto già in atto tra libera informazione e controllo della medesima, francamente non vedo come, non avendo ancora risolto questo aspetto, si possa prevedere una tale macchina superiore.
    Non vedo come l'uomo possa costruire una macchina superiore a se stesso, è impensabile semplicemente immagina che l'uomo stesso ci riesca, come credo, è impensabile di dover demandare ad altri, robot o altro che sia, la soluzione dei propri problemi.
    In un contesto simile aumenterebbero i conflitti allargando semmai ce ne fosse bisogno, quelli già in atto.

    M.
  7. Commento di Fausto Intilla - 4/5/2008 ore 21,7

    La progettazione e successiva realizzazione di prototipi robotici sta procedendo ad una velocità inaspettata fino a qualche tempo fa.
    Accanto agli automi dalle fattezze animali, creati per riprodurre compagni domestici, sono sempre più diffusi robot dall'aspetto umanoide, pensati come surrogati di maggiordomi o come robot badanti che, in futuro dovranno aiutare la popolazione dei paesi industrializzati che sta invecchiando molto velocemente.
    Quelli che più si distinguono per il livello tecnologico raggiunto sono Asimo di Honda, il Sony Sdr-4x, ora ribattezzato Qrio e Pino, il robot tecnologico della ZMP.
    Puntando molto sul viso, per creare robot dall'aspetto veramente umano, l'azienda texana (USA) Hanson Robotics ha recentemente presentato il nuovo umanoide Albert Hubo, che si distingue dagli altri per il fatto di avere il viso d'Albert Einstein.
    Del robot si sa veramente poco: riesce a camminare, esprime vari stati d'animo, riesce a guardare le persone negli occhi e parla interagendo con loro.
    Se la faccia è indistinguibile da quella del fisico tedesco della relatività, il corpo è quello di un robot come lo intendiamo oggi, molto simile a quello di Asimo.
    L'azienda che si era già distinta in passato per la creazione dell'automa dalle fattezze femminili Eva, si sta anche dedicando alla realizzazione di un robot dalle fattezze del creatore della fantascienza moderna Philip K. Dick.

    La pelle di sintesi messa a punto dall'Hanson Robotics permette di creare espressioni estremamente realistiche, che vanno dalla gioia alla paura, allo stupore. Le telecamere impiantate negli occhi consentono al robot di registrare i volti delle persone e riconoscerli. I dati della visione sono fusi insieme con meccanismi di riconoscimento dei segnali vocali e software di sintesi del linguaggio. Il sincronismo tra queste procedure e l'espressività facciale rende il robot un sistema emulativo completo.

    Per vedere i filmati:
    http://www.fainotizia.it/2008/04/20/umano-troppo-umano
  8. Commento di Fausto Intilla - 4/1/2010 ore 11,55

    Un e-book di 147 pagine sul tema andridi,è ora disponibile a questo link:
    http://www.slideshare.net/guest8c24/androidi-lera-dei-replicanti-iniziata-ebook-wwwolosciencecom

Articolo di Fausto Intilla pubblicato il  9/7/2007 alle ore 0,41.

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