Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Pensieri per l'anno nuovo

Un tentativo di formulare auguri utili per il 2008, andando contro la vuota retorica delle feste comandate.

Basta con gli auguri fatti sapendo che non si realizzeranno!

[Cumulo di rifiuti a Casera, il primo gennaio 2008]L'inizio di un nuovo anno fa nascere di solito negli umani la voglia di fare bilanci e di formulare auguri. Purtroppo molto spesso questa voglia si risolve in una serie di considerazioni banali e di auguri foderati di retorica. Su tutti trionfano gli auguri di serenità e di felicità, e l'augurio collettivo che il nuovo anno sia l'anno decisivo per la pace nel mondo. Ciò che non viene mai specificato è con quali mezzi questi auguri così "sentiti" potrebbero mai tramutarsi in realtà.

Volete un 2008 davvero sereno e felice per tutti? Bene, allora invece di intasare televisioni, giornali, telefonini, caselle di posta elettronica e siti web di ciarpame mieloso, fate in modo che i precari non siano più tali, che i mutui non dissanguino le famiglie, che i giovani abbiano qualche prospettiva di futuro che valga più della droga e dell'alcool di cui s'imbottiscono fino a morirne. Chi non paga le tasse, le paghi. Chi vive di truffe e rapine, cambi mestiere. Chi sfrutta i propri dipendenti, cominci a evitare di far loro firmare la lettera di licenziamento insieme a quella di assunzione e smetta di passare loro un mensile che è solo la metà di quanto figura sul cedolino dello stipendio. Solo allora gli auguri di serenità e di felicità suoneranno un po' meno falsi e un po' meno irreali.

Volete la pace nel mondo? La volete veramente? Cominciate a lottare quotidianamente contro la potentissima lobby dei venditori di armi, create movimenti d'opinione che boicottino i governi dittatoriali, la corruzione politica, la prevaricazione dei forti contro i deboli a tutti i livelli. Combattete l'ignoranza e la povertà con ogni mezzo noto e, se non basta, inventatene di migliori. Risolvete il problema dell'energia e della carenza di petrolio. Altrimenti sono solo vuote parole, come sapeva bene lo sceneggiatore di quel film con Sandra Bullock, in cui tutte le miss di un famoso concorso di bellezza rispondevano invariabilmente, una volta intervistate, che il loro grande, unico desiderio era la pace nel mondo.

Sono davvero stanco della vuota retorica che si ripete immutata ad ogni fine d'anno. Sono stanco di vedere telegiornali e varietà che sparano oroscopi a raffica senza spiegare alla gente che si tratta di vaneggiamenti privi di alcun fondamento scientifico. Sono stanco di vedere astrologhi che si arricchiscono ai danni della credulità popolare e che in una società intellettualmente più matura sarebbero mandati a lavorare in miniera (possibilmente quelle della Cina o della Russia, dove le esplosioni di grisù sono più frequenti).

Sono stanco degli imbecilli che festeggiano l'arrivo del nuovo anno sparando petardi che sono autentiche bombe, in grado di far tremare i vetri delle case e di scuotere il sistema nervoso di uomini e animali. Soprattutto non provo nessuna compassione, quando sento il bilancio di dita e mani amputate di uomini adulti, che ogni primo gennaio il telegiornale sciorina come un bollettino di guerra. Fatti salvi i bambini e i ragazzini (criminale chi gli vende gli armamenti!), sono contento che ai tanti maggiorenni, mutilati dai petardi da loro stessi esplosi, restino infiniti giorni nel corso dei quali riflettere sul fatto se provocare esplosioni sia poi vero divertimento.

Sono stanco degli spettacoli televisivi di fine d'anno, con un presentatore infreddolito, giunto finalmente alla mezzanotte, che fa il conto alla rovescia ostentando una felicità studiata, mentre tutto l'armamentario di ballerini, cantanti e figuranti fa il solito insopportabile trenino, storpiando le solite canzoni brasiliane, in un tripudio di coriandoli e luci stroboscopiche. Sono stanco di ascoltare i soliti cantanti che intonano, o stonano, le solite canzoni di sempre. E a proposito: qualcuno sa spiegarmi come mai Orietta Berti, che era già una cantante affermata quando io ero un bambino molto piccolo, ora che vado verso i quarantaquattro anni sembra molto più giovane di me? Sono io che sto invecchiando male? Che mistero e che mistificazioni si celano oltre le telecamere?

Stanco di tutto ciò, voglio usare questo spazio per formulare degli auguri veri, in barba al grosso gatto nero che mi ha attraversato la strada proprio durante la prima passeggiata che ho fatto quest'anno.

Anzi, più che auguri, la cui realizzazione è affidata al caso, io formulerò inviti, rivolti alla buona volontà di chi avrà la pazienza di leggerli.

[Cumulo di rifiuti]

Primo invito: più scienza meno religione

Viviamo in un mondo paradossale. Usiamo quotidianamente ritrovati tecnologici straordinariamente potenti, che hanno messo a nostra disposizione, almeno nei paesi ricchi, mezzi del tutto inconcepibili anche solo cento anni fa. Possiamo parlare istantaneamente e a basso costo con persone che vivono dall'altra parte del mondo, possiamo volare dall'Italia all'Australia in meno di ventiquattr'ore, possiamo riscaldarci senza accendere fuochi negli appartamenti, possiamo ordinare beni e servizi via Internet e riceverli a casa in pochissimo tempo, possiamo svolgere lavori pesantissimi usando mezzi motorizzati, senza più ricorrere alla forza di animali o di schiavi, possiamo mandare telescopi nello spazio per fotografare galassie distanti miliardi di anni luce, possediamo armi con un potere distruttivo molte volte superiore a quello necessario per spazzare via la razza umana dalla faccia del pianeta.

A fronte di tutta questa potenza, il mondo è percorso da fremiti di irrazionalità sempre più forti, alimentati da credenze religiose che possono avere, e hanno già avuto, conseguenze devastanti (basti pensare agli attentati suicidi dal 2001 in poi).

[Cumulo di rifiuti]

Riflettiamo su questo singolare fatto. Nessuna credenza religiosa è in grado di fornirci conoscenze scientifiche o mezzi tecnologici. La scienza e la tecnologia nascono dalla capacità dell'uomo di osservare il mondo per quello che è, di analizzare le sue leggi fisiche, di ricomporre gli oggetti e i materiali disponibili in modi nuovi e creativi, che possono risolvere problemi e produrre lavoro. Oggi, per esempio, un religioso può telefonare a un amico lontano diecimila chilometri e parlargli della propria religione, grazie al fatto che entrambi dispongono di cellulari a basso prezzo, i quali svolgono egregiamente il proprio lavoro perché tanto tempo fa un uomo chiamato Newton scoprì le leggi della gravitazione universale. Leggi che le teorie di Einstein hanno permesso di conoscere con una precisione ancora maggiore e che regolano oggi il movimento orbitale dei satelliti artificiali intorno alla Terra. Satelliti che, a loro volta, rendono possibili le comunicazioni umane, grazie agli studi che hanno permesso di comprendere il comportamento delle onde elettromagnetiche e di definire esattamente le coordinate che ogni satellite deve conservare, affinché, tutti insieme, possano creare una rete in grado di coprire tutte le aree del pianeta servite dalle comunicazioni telefoniche (è il cosiddetto GPS, global positioning system).

Perché ho citato questo esempio? Per invitare il lettore a riflettere sul concetto di verità. La tecnologia che ci permette di usare i telefonini funziona perché si basa su fatti incontestabilmente veri. Le leggi del moto e della propagazione delle onde elettromagnetiche sono esattamente quelle su cui si basa il progetto GPS. Se si modifica anche solo un parametro, la comunicazione diventa disturbata o impossibile: questo fatto è tanto vero, che, per ordine del governo statunitense, fino al maggio del 2000, erano introdotti deliberatamente degli errori di calcolo nel sistema, per impedire che l'accuratezza della rilevazione di un segnale da parte dei satelliti avesse una precisione superiore a 100-150 metri.

Quando i religiosi usano il termine "verità", e lo fanno purtroppo molto spesso, ordiscono più o meno deliberatamente un grave inganno ai danni degli intelletti che non sono in grado di distinguere tra verità scientifiche, o semplicemente verità di fatto, e "verità" religiose. Una "verità" religiosa, come per esempio il fatto che Maria abbia avuto un figlio pur essendo vergine, è indimostrabile, non può essere soggetta a esperimento, a prova contraria: è, in altri termini, un dogma.

[Cumulo di rifiuti]

Esiste dunque una differenza enorme tra le verità su cui si basano la scienza, la tecnologia o anche le normali decisioni informate della vita quotidiana e le presunte verità delle religioni. Una verità religiosa la si crede o non la si crede. Le altre verità, quelle vere (mi si passi il gioco di parole), devono essere dimostrate e dimostrabili. Quale banca è disposta a prestare soldi a uno sconosciuto che afferma di avere due case da offrire in garanzia ma pretende che gli si creda sulla parola? La banca non scucirà un euro, finché non avrà esaminato minuziosamente i documenti che confermano il reale possesso delle due case da parte della persona che chiede il prestito: in altre parole, la banca si accerta che le affermazioni del richiedente siano vere.

Perché siamo invece così proni a dare credito alle verità religiose, dal momento che sono indimostrabili? Fermo restando che ognuno è libero, nel suo privato, di credere a ciò che più gli piace, negli affari che riguardano la politica e la vita pubblica, nelle scelte che investono la società intera si dovrebbe procedere invece con i piedi di piombo, esaminando le diverse opinioni solo alla luce di fatti dimostrati e dimostrabili, o almeno di opinioni che abbiano una razionalità ampiamente condivisa e condivisibile.

[Cumulo di rifiuti]

Negli ultimi anni, invece, sia in Italia sia in altri paesi, stiamo assistendo al proliferare di prese di posizione irrazionali, non sostenute da fatti scientifici, che producono conseguenze sociali rilevantissime, le quali colpiscono la collettività nel suo insieme e danneggiano, in particolare, coloro che sono immuni dall'annebbiamento della ragione portato dai religiosi.

I creazionisti, che credono in una fandonia indimostrabile e negata da un'infinità di fatti scientifici, sono quasi riusciti a far cancellare l'insegnamento dell'evoluzione dalla scuola statunitense e anche da quella italiana (si ricordi la commissione nominata dall'ex ministro Moratti per valutare la questione: era necessaria una commissione per sapere che la Terra esiste da più di 4.400 anni?).

Preti e politici cattolici hanno fatto sì che l'Italia si dotasse di una legge sulla procreazione assistita assolutamente irrazionale, e foriera di sofferenze per molte famiglie, nella quale si attribuiscono diritti a un embrione, cioè a un piccolo aggregato di cellule, che non ha ancora nulla di umano.

L'errore logico di questa posizione è così clamoroso che non vale quasi la pena di parlarne. Quello che qui voglio mettere in evidenza è, invece, che l'acceso dibattito pubblico, nato intorno alla legge sulla fecondazione assistita e al successivo referendum (fallito) per la sua abrogazione, non ha affrontato la questione veramente centrale: deve la legge riconoscere all'uomo il diritto di avere figli anche se la natura lo ha reso sterile? Ha finito invece per mettere al centro una questione ridicola come i diritti dell'embrione, senza che nessuno facesse notare l'assurdo logico di questa posizione. Perché allora non difendere per legge anche i diritti dello spermatozoo, altrettanto indispensabile alla produzione della vita umana? Com'è possibile che l'annebbiamento religioso sia stato così forte da oscurare completamente la contraddizione insita nel considerare individuo umano un aggregato di cellule che non ha ancora alcun tratto di umanità? E' possibile che nessuno dei difensori del "pensiero" religioso, compresi giornalisti spacciati per intelligenti come Ferrara, abbia compreso la differenza tra ciò che è in potenza un uomo e ciò che è realmente un uomo? Eppure il filosofo Emanuele Severino aveva cercato di porre la questione, ma l'aveva fatto, evidentemente, con termini troppo difficili per le limitate capacità di riflessione filosofica degli "esperti" saliti sul palcoscenico dell'informazione televisiva e giornalistica.

[Cumulo di rifiuti]

Un altro campo in cui la vita pubblica è martoriata dalle credenze religiose spacciate per verità è quello dei rapporti familiari. E' recente la polemica suscitata dalla senatrice Binetti, che ritiene l'omosessualità una malattia che può essere curata. Le credenze religiose impediscono in Italia di dare una sistemazione legale a milioni di famiglie di fatto, i cui rapporti interpersonali non si adattano al modello tradizionale voluto dalla Chiesa. E' giusto tutto ciò? E' possibile che la politica non sia in grado di seguire l'evoluzione della società?

Qui non è in discussione se scienza, tecnologia, omosessualità, famiglie di fatto siano in sé cose buone o cattive. La questione è che la società umana nel suo insieme è minacciata dal fanatismo e, più in generale, dall'irrazionalità religiosa. Quanto più la tecnologia è potente, tanto più l'irrazionalità è pericolosa. Mentre è assolutamente desiderabile che ognuno sia lasciato libero di credere in ciò che preferisce, bisognerebbe stabilire confini molto netti tra le credenze e i fatti. I secondi possono influenzare le scelte politiche, alle prime non dovrebbe essere concesso.

Ecco dunque il mio invito più importante per l'anno nuovo. Riflettete seriamente e con mente libera da pregiudizi sulla differenza tra verità e credenza. Può aiutarvi molto la lettura di un libro, straordinario per semplicità di scrittura e profondità di concetti: L'illusione di Dio, di Richard Dawkins (Mondadori 2007).

Secondo invito: più studio meno stadio

E' un fatto che da qualche anno gli studenti italiani risultano in tutte le statistiche tra i peggiori all'interno dell'area dei paesi più ricchi e industrializzati. Anche paesi che in un passato non troppo lontano erano dietro l'Italia hanno oggi una scuola molto più valida e competitiva della nostra: giusto per non fare nomi, gli studenti coreani, cinesi e indiani sono anni luce avanti agli italiani per quanto riguarda le capacità matematiche (guardacaso le più importanti per affrontare la competizione globale in campo scientifico e tecnologico). Pare che il 60% degli studenti italiani non sappia neppure perché viene la notte.

[Cumulo di rifiuti]

Se questa è la situazione, è indispensabile che gli studenti nostrani comprendano fin da piccoli l'importanza del sapere, soprattutto del sapere scientifico, e comincino a colmare le proprie lacune con la buona volontà d'imparare: a chi ha voglia di fare, non mancano certamente i mezzi per apprendere informazioni in ogni campo dello scibile. Wikipedia è un potentissimo strumento gratuito a disposizione di tutti, uno strumento che gli studenti della mia era geologica non potevano neppure immaginare (eppure io ho imparato un'infinità di cose, da bambino, leggendole su reperti archeologici chiamati Il tesoro del ragazzo italiano ed Enciclopedia dello studente).

Il mio invito principale in questo campo è però ai gestori della televisione pubblica, quella pagata col canone, quindi anche con i miei soldi: dimezzate il tempo concesso alle cronache del pallone e sostituitelo con programmi di informazione a beneficio degli studenti, programmi possibilmente non pallosi ma istruttivi. Forza, siete intelligenti, lo sapete che si può fare! (Se proprio voleste strafare, potreste togliere dai palinsesti anche Porta a porta e L'isola dei famosi, ma mi rendo conto che, rispetto a questo invito, ha più possibilità di successo l'augurio delle miss per la pace nel mondo.)

[Cumulo di rifiuti]

Terzo invito: più meritocrazia meno "stronzocrazia"

Molti studenti della Campania hanno risposto a un questionario dicendo, con tutta la semplicità dei loro anni, che il mestiere del camorrista non è proprio da buttare via. Si possono fare molte considerazioni su questa risposta, ma la più ovvia, secondo me, è che la camorra dà in Campania a un giovane molte più chances di lavoro di quante non ne diano lo Stato e l'imprenditoria privata legale.

Il mondo del lavoro in Italia è ingessato intorno a vecchie questioni irrisolte: da un lato, una massa di privilegiati, che lavora nel settore pubblico e in qualche caso nel privato con contratti a tempo indeterminato, che non possono essere risolti neppure in caso di totale inadempienza del lavoratore ai propri obblighi professionali. E' quasi impossibile licenziare un professore lavativo e persino un ladro che ha usato il proprio lavoro per arricchirsi indebitamente (penso a quei dipendenti delle poste e degli aeroporti, che avevano fatto dell'appropriazione indebita ai danni dei clienti una lucrosa attività organizzata). Dall'altro lato, milioni di lavoratori precari vengono sfruttati quotidianamente per mansioni che spesso sono indistinguibili da quelle di un lavoratore dipendente.

In tutto ciò vi sono ingiustizie e storture insopportabili. Invito chiunque a ribellarsi contro il clientelismo, la mancanza di meritocrazia, lo sfruttamento del lavoro. Gli sfruttatori e gli approfittatori vanno denunciati. Chiunque abbia notizia di reati nell'esecuzione di un concorso o di un contratto o nello svolgimento di una professione, non esiti a denunciare, sia pure dalle colonne di un blog. Non è un caso che le nazioni più floride economicamente e felici a livello individuale sono quelle dove c'è maggiore trasparenza e giustizia sociale (la Finlandia su tutte).

[Cumulo di rifiuti]

Quarto invito: capire che non si può (più) perseguire il bene privato a danno del bene pubblico

Quest'ultimo punto del mio "tetralogo" di inviti è sicuramente il più difficile da recepire per la mentalità italiana, atavicamente e disperatamente individualista, soprattutto al Sud. Eppure, proprio il Sud d'Italia, e la Campania in particolare, sono la prova provata che lo spietato perseguimento dell'interesse privato a danno di quello pubblico si risolve alla lunga in un disastro completo, che coinvolge anche chi si è arricchito ai danni della collettività. Ciò perché il danneggiatore stesso fa parte della collettività.

Le foto che pubblico a corredo di questo articolo, foto che ho scattato io stesso girando a piedi per le strade di Caserta nel pomeriggio del primo gennaio 2008, sono la dimostrazione evidente di un degrado inarrestabile dell'ambiente urbano, che ha molte cause particolari e un'unica causa generale: lo spietato perseguimento dell'interesse privato a danno di quello pubblico.

[Cumulo di rifiuti]

Le strade di Caserta, così come quelle di molti altri comuni della Campania, sono invase da enormi cumuli di rifiuti che non è possibile ormai smaltire da nessuna parte. Le discariche esistenti sono tutte stracolme: vengono chiuse e riaperte ciclicamente, in condizioni di emergenza sempre più allarmanti. Le migliaia di "ecoballe" prodotte con l'intento di bruciarle negli inceneritori, sono molto "balle" e poco "eco", perché sono state allestite senza separare preventivamente gli "ingredienti", che era necessario separare per avere un ciclo dei rifiuti ecosostenibile. La raccolta differenziata semplicemente non esiste. I siti che potrebbero essere presi in considerazione per nuove discariche (come per esempio quelli già sedi di centrali eoliche) vengono scartati per motivi insondabili, che molto probabilmente hanno a che fare con inconfessabili interessi economici. Le discariche che potrebbero essere aperte in alcuni comuni sono osteggiate disperatamente dai residenti, affetti dalla cosiddetta sindrome NIMBY, dove NIMBY sta per not in my backyard, cioè "non nel mio cortile"; il che, tradotto, vuol dire: "voglio che il problema dei rifiuti sia risolto, ma non sono disposto a essere io la soluzione". L'ormai mitico inceneritore di Acerra, che alcuni considerano la panacea che risolverà il problema della "monnezza" a Napoli e a Caserta, stenta dolorosamente a nascere, e forse è meglio così, se è vero che è costruito con una tecnologia vecchia di quarant'anni.

[Cumulo di rifiuti]

Su tutto, prospera la camorra, che ha riempito il territorio delle province di Napoli e Caserta con una sterminata quantità di rifiuti tossici, che stanno provocando tumori e morti in quantità molto più alta di quanto la probabilità statistica lascerebbe attendere (un pastore morto ad Acerra aveva nel sangue una quantità di diossina pari a 255 picogrammi per millimetro cubo, una quantità oltre venticinque volte superiore alla soglia di pericolo).

Anche chi in Campania si è arricchito speculando sui rifiuti, si è già ammalato di cancro o probabilmente si ammalerà presto. In ogni caso, egli stesso vive circondato dai rifiuti, in un ambiente malsano e maleodorante, costretto a mangiare mozzarella, verdura e frutta avvelenate e altamente tossiche. E' questo che succede quando si persegue ciecamente l'interesse privato, infischiandosene dell'interesse pubblico.

Il mio quarto e ultimo invito per il 2008 è perciò quello di riflettere seriamente sullo stretto legame che esiste tra bene personale e bene pubblico, soprattutto in un mondo come quello contemporaneo, in cui tutto è collegato con tutto e i mezzi tecnici esistenti rendono le azioni individuali causa di effetti immediati, talvolta devastanti, per l'intera collettività.

[Cumulo di rifiuti]

Commenti dei lettori

  1. Commento di Graziano Grandi - 7/1/2008 ore 19,29

    Il mondo è strano ... stavo "navigando per motivi di lavoro" (o come forse diresti tu gironzolando dentro la finestra di internet) da casa e saltando da un indirizzo ad un'altro per un problema "W3C" sono giunto sul tuo sito ... poi curiosando qua e la sono arrivato fin qui. Non dico che hai ragione in tutto e per tutto ma per un buon 99,8% ti do ragione ... o perlomeno se la ragione si da ai pazzi ... siamo entrambi pazzi.
    Penso che rivisiterò spesso il tuo sito e metterò se me lo concedi un collegamento (si dice link?) dalle mie pagine alle tue.
    Grazie per le spiegazioni che ho trovato su "W3C", anche se le mie pagine non le rispettano un gran che ... per pressanti motivi di lavoro (si dice così quando si è rimasti con un solo neurino e anche quello funziona così così)
    Se trovi il tempo scrivimi una risposta alla mia casella di posta elettronica che ti invio un paio di indirizzi internet spero interessanti.
    A parte tutte le chiacchiere ... grazie.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  3/1/2008 alle ore 17,07.

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