Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

I furbetti dell'emiciclo

Un paese in ostaggio di personaggi dotati di un'etica pubblica appena un gradino più su di quella di Al Capone.

[Al Capone]E così ce l'hanno fatta. I senatori dissidenti hanno fatto cadere il governo Prodi, tra sputi, parolacce, svenimenti e tappi di champagne, a suggellare degnamente l'anima volgare di molti furbetti dell'emiciclo.

La destra festeggia scompostamente la fine dell'odiato governo Prodi, "il peggiore del dopoguerra", come tante volte è stato definito da Fini, Berlusconi e colleghi. Ma era veramente il peggiore?

Per quanto mi riguarda, da comune cittadino che non frequenta i salotti della politica e si limita a documentarsi un po', usando giornali telegiornali e Web, ho avuto un'impressione diversa. Noto per esempio che, in meno di due anni, il governo uscente è riuscito a riportare il rapporto deficit/PIL molto al di sotto dei parametri di Maastricht, con una progressione che è stata giudicata addirittura sorprendente dagli esperti di una nota agenzia internazionale di rating. Noto che il gettito fiscale è in forte aumento e l'evasione fiscale viene combattuta con più convinzione di quanto sia mai stato fatto in passato. Noto che ciò ha portato nelle casse dello Stato più soldi, tanto da far nascere il neologismo "tesoretto", per indicare un bel po' di miliardi di euro provenienti da entrate maggiori di quelle preventivate. Noto che lo Stato dispone ora nuovamente di un significativo avanzo primario - cioè il danaro che serve per pagare gli interessi sul debito pubblico ed eventualmente per ridurlo -, avanzo che il governo Berlusconi era riuscito ad azzerare completamente.

Risanare il bilancio pubblico non è cosa da poco, soprattutto in Italia: è la sola base di partenza da cui può nascere, per esempio, una politica di riduzione delle tasse che non sia mera propaganda elettorale, ma che possa essere sostenibile dalle casse dello Stato, senza penalizzare la spesa sanitaria o quella pensionistica.

Di tutto ciò, chi oggi festeggia la caduta del governo Prodi non tiene alcun conto. Dai cannoli di Cuffaro, condannato contento, allo champagne stappato ieri al Senato il passo è breve: l'elemento comune è l'impudica esaltazione di uno dei più deteriori tratti caratteriali tipicamente italiani, cioè il perseguimento spietato dell'interesse personale e privato, ai danni o comunque nell'indifferenza dell'interesse pubblico (o, peggio ancora, spacciando i propri interessi privati per interessi pubblici).

Il governo Prodi non è certamente esente da errori, anche molto gravi. L'indulto è stato probabilmente il peggiore: non perché sia desiderabile che i carcerati soffrano anche la pena del sovraffollamento, ma perché è assolutamente esiziale dare ai cittadini in generale, quelli che stanno fuori dalle carceri, il messaggio che si può delinquere senza essere puniti di conseguenza.

Reputo gravi errori i comportamenti accomodanti del governo verso l'ingerenza della chiesa nelle decisioni politiche (DICO, PACS ecc.), la mancata difesa del diritto del pensiero laico ad esprimersi liberamente (questione papa/Sapienza), gli interventi solo abbozzati per risolvere una volta per tutte i conflitti d'interessi nella politica e nella televisione pubblica, la mancata cancellazione delle leggi-vergogna del governo precedente, la mancanza di polso nel gestire l'atroce situazione dei rifiuti nelle strade della Campania, l'incapacità di contrastare adeguatamente il degrado culturale della scuola italiana.

La verità è che un governo che voglia il bene della nazione - soprattutto se questa nazione è l'Italia, cioè il paese dei mille campanili e dei sessanta milioni di commissari tecnici della nazionale - deve saper prendere decisioni impopolari, molto impopolari. Il governo Prodi ha avuto una capacità molto limitata di prendere decisioni impopolari, perché è stato continuamente ostaggio del ricatto delle tante minoranze da cui era costituita la sua risicata maggioranza parlamentare.

Il ricatto è giunto infine al suo epilogo inglorioso con la votazione di ieri al Senato, nella quale non si capisce - o meglio io non capisco - perché Mastella e i suoi parlamentari (tranne il dissidente Cusumano, svenuto per l'emozione) abbiano deciso di votare contro il governo, dopo averne fatto parte. Qual è questo salto di levatura nel dibattito politico che Mastella si attende dalla caduta del governo? Il ritorno di Berlusconi al potere? Non mi pare, tra l'altro, che Mastella possieda particolari titoli etici da gettare sul tavolo della politica, a giudicare da quanto ha sempre dichiarato e fatto in materia di lottizzazione dei posti di potere (la Mastel card, finita persino su Repubblica, è un satirico compendio della levatura di quel servitore dello Stato). Soprattutto non possiede adeguati titoli culturali, visto che ha pensato di citare Neruda, nel suo discorso d'addio, mentre stava citando invece la pubblicitaria brasiliana Martha Medeiros (in ciò, va detto, seguito da tutti i media, dei quali non si sa se è peggiore la superficialità giornalistica o l'incultura poetica).

In ogni caso, fatta la tara di tutto, resta il fatto che il governo Prodi non aveva una vera maggioranza politica; corrisponde perciò alle logiche di una democrazia parlamentare il fatto che sia caduto.

Cosa succederà adesso? Mi auguro personalmente un governo tecnico, che riesca almeno a far votare al Parlamento una legge elettorale un po' meno deficiente della legge attuale. Se infatti si andrà a votare con la legge attuale, è probabile che ci attendano altri anni di ingovernabilità, con maggioranze parlamentari raccogliticce e perennemente sottoposte al ricatto dei dissidenti interni.

E' una questione non più rimandabile risolvere il problema della governabilità. Il fatto è che non si possono imporre per legge il senso dello Stato e l'etica pubblica. I partiti e i partitini che perseguono il proprio interesse privato - fatto di posti di potere, ingenti rimborsi e presenza sui media - non sono disposti a farsi da parte. Ma se anche tutti i partiti e partitini confluissero virtuosamente in due grandi schieramenti, uno di centrodestra e uno di centrosinistra, sarebbero sempre laburisti e conservatori all'italiana, pronti cioè a creare con le correnti interne alle coalizioni le divisioni e i ricatti che adesso sono portate dai partiti.

Il problema vero, dunque, non è abolire le differenze di pensiero politico, che sono invece l'essenza ideale del partitismo e delle democrazie parlamentari, bensì insegnare ai politici l'etica pubblica e il senso dello Stato, la capacità di mettere gli interessi privati dopo l'interesse pubblico. Purtroppo, questa in Italia è una mera utopia: trovare da noi veri servitori dello Stato è più difficile che impiantare una nuova discarica in Campania. Quando se ne trova uno, il sistema fa di tutto per respingerlo, depotenziarlo, persino ucciderlo. Del resto è comprensibile. In un sistema politico clientelare e marcio come quello italiano, i servitori dello Stato sono come una malattia per un organismo vivente: vengono immediatamente aggrediti e neutralizzati dagli anticorpi...

Lo scenario che si apre con le elezioni anticipate è raggelante. Partirà la solita campagna elettorale miliardaria di Berlusconi, con le città tappezzate del suo volto con sorriso di plastica per tutte le occasioni, e infinite presenze su tutte le televisioni, a ricordarci che Lui è il presidente del popolo, l'uomo che si è fatto da solo, l'inossidabile settantenne, ancora e sempre in grado di garantire un nuovo miracolo italiano... tutto già visto e già sentito. E tutto terribilmente falso, come il bilancio ultradeficitario del quinquennio di governo 2001-2006 sta a dimostrare, per quei pochi che si prenderanno la briga di andare a rovistare fra le carte e le statistiche (quelle vere, non quelle senza padri che l'uomo Mediaset ama portare in TV, facendosi beffe dell'idiota, servile e poco informata acquiescenza dei tanti mezzi giornalisti che gli fanno da megafono).

Se Berlusconi vincerà le prossime elezioni, come è molto probabile, riuscirà a portare a compimento la disgregazione morale del Paese, che ha già portato molto avanti negli anni in cui ha governato. L'idea che le tasse siano un furto di Stato diventerà centrale in tutte le comunicazioni politiche. L'evasione fiscale tornerà a marciare a pieno regime. Il gettito fiscale si contrarrà. I conflitti d'interesse saranno tollerati o addirittura incoraggiati a tutti i livelli (se si può essere capo del governo e allo stesso tempo imputato in processi, padrone dell'informazione e di molti settori dell'economia, beneficiario principale della raccolta pubblicitaria in Italia, allora è tollerabile, per esempio, che si scelga un direttore generale della RAI come Meocci, pur sapendo in anticipo che è incompatibile con la carica, provenendo da un'autorità di garanzia). La magistratura sarà ulteriormente depotenziata e delegittimata. I ricchi potranno arricchirsi con più facilità, pescando nel torbido senza troppe paure. I poveri saranno sempre più poveri, perché mancheranno totalmente le risorse per una redistribuzione delle ricchezze e diventerà impossibile portare avanti provvedimenti di vera giustizia sociale. Intanto, la chiesa si approprierà delle notizie di apertura di tutti i telegiornali e anche uno starnuto del papa sarà oggetto di servizi di approfondimento. Il pensiero laico sarà sempre più svilito e nascosto, sotto il velo di un conformismo informativo di massa, al servizio della politica più deteriore, che si serve a sua volta della chiesa. I diritti degli omosessuali e delle famiglie di fatto scompariranno dall'agenda politica, le cui priorità saranno dettate invece dai sondaggi, tenendo Berlusconi alla popolarità e al potere molto più di quanto tenga all'interesse pubblico. L'integrazione sociale degli stranieri diventerà ancora più difficile di quanto già non sia. Mentre politici e media ci martelleranno con un moralismo di facciata, ognuno farà in privato i suoi porci comodi, come e più di quanto abbia sempre fatto. In tutto ciò, le condizioni economiche reali di molti milioni di famiglie peggioreranno ulteriormente, il degrado della scuola pubblica toccherà il fondo, i giovani faranno sempre più ricorso all'alcool e alla droga, non trovando in una società sommamente ingiusta e lottizzata alcuno spiraglio di affermazione personale.

Casomai dovesse, invece, vincere le prossime elezioni una coalizione di centrosinistra, il che mi sembra del tutto improbabile, le cose, purtroppo, non andranno molto meglio. Mi riesce difficile, infatti, immaginare una sinistra unita e non litigiosa, in grado di governare senza implodere su se stessa a causa delle proprie divisioni interne. Questo, perché in Italia la sinistra, quella vera, è solo una parte, per giunta minoritaria, della stessa coalizione di centro-sinistra.

Auguri a tutti... anzi, si salvi chi può!

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  25/1/2008 alle ore 10,29.

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