Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Napoli meravigliosa / 3

Stralci dal "Viaggio in Italia" di Goethe dedicati al soggiorno a Napoli del grande scrittore e intellettuale tedesco, che dimostrano come Napoli sia stata, in un passato neppure troppo lontano, un luogo di civiltà, di cultura e di bellezza senza uguali nel mondo.

Terza puntata del diario di Goethe dedicato a Napoli e ai napoletani e, più in generale, alle bellezze della Campania (qui la prima e la seconda).

Caserta, mercoledì 14 marzo

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La cascata nel parco della Reggia di Caserta (Foto di Infinito2001).

Ho visitato Hackert nella comodissima abitazione che gli è stata apprestata nella vecchia reggia. Quella nuova è in realtà un palazzo enorme, somigliante all'Escuriale, costruito a pianta quadrata e con numerosi cortili; degno invero d'un re. La posizione è di eccezionale bellezza, nella più lussureggiante piana del mondo, ma con estesi giardini che si prolungano fin sulle colline; un acquedotto v'induce un intero fiume, che abbevera il palazzo e le sue adiacenze, e questa massa acquea si può trasformare, riversandola su rocce artificiali, in una meravigliosa cascata. I giardini sono belli e armonizzano assai con questa contrada che è un solo giardino.

Il palazzo, indubbiamente regale, m'è parso poco animato: immensi vani deserti, che per il nostro carattere non sembrano invitanti. È probabile che sia questa anche l'impressione del re: gli hanno infatti allestito in montagna una residenza che permette un miglior contatto col prossimo ed è adatta agli svaghi venatorii e mondani [si tratta del Casino reale di San Leucio, a qualche chilometro da Caserta].

Caserta, 16 marzo 1787

Napoli è un paradiso dove ciascuno vive in una sorta d'ebbrezza obliosa. Così è per me; non so riconoscermi, mi par d'essere un altro. Ieri pensavo: "O eri matto prima, oppure lo sei adesso".

Mi sono recato da qui anche a visitare le antiche rovine di Capua e i relativi annessi.

Solo in questo paese si può capire cosa sia la vegetazione e perché si coltivino i campi. Il lino è già presso a fiorire, il grano è alto una spanna e mezza. La regione intorno a Caserta è tutta pianeggiante, i campi sono lavorati con un nitore uniforme, simili ad aiuole di giardini. Ovunque s'innalzano pioppi cui si allaccia la vite, che pur ombreggiando il suolo non impedisce la messe più rigogliosa. Che mai avverrà al prorompere della primavera! Finora, malgrado il bel sole, c'è stato un vento molto freddo, provocato dalle nevi sui monti. (...)

Se a Roma si studia volentieri, qui si desidera soltanto vivere. Ci si scorda di noi e del mondo, e l'aver rapporti solo con chi è dedito al godimento mi dà una curiosa sensazione. (...)

Napoli 17 marzo

Se mi propongo di scrivere parole, sono sempre immagini quelle che sorgono ai miei occhi della terra feconda, del mare immenso, delle isole vaporose, del vulcano fumante; e per rappresentare tutto ciò mi mancano gli strumenti adatti.

In questi paesi si capisce come mai sia venuta all'uomo l'idea di lavorare la terra: qui dove il solco produce di tutto, dove si può sperar di fare da tre a cinque raccolti ogni anno. Dicono che nelle annate migliori han seminato tre volte il granturco nel medesimo campo.

Molto ho veduto, ma ancor più ho riflettuto: il mondo si svela sempre più, e anche quello che sapevo da tempo, soltanto adesso diviene realmente mio. Quale creatura è l'uomo! Impara presto a sapere, ma tardi a mettere in pratica.

Gran peccato ch'io non possa comunicare di momento in momento le mie osservazioni; è vero che ho accanto Tischbein, ma sia come uomo sia come artista egli è sollecitato da mille contrastanti idee, conteso da mille persone. La sua condizione è singolare e bizzarra: non può liberamente partecipare a un'altrui esistenza perché ne sente inceppata la propria spinta creativa.

E tuttavia il mondo non è che una normale ruota, sempre uguale a se stessa nell'intero suo giro; ma proprio perché noi giriamo con essa ci riesce tanto sorprendente.

(...) Comincio a trovarmi meglio con questa gente; bisogna però pesarli coi pesi del bottegaio, mai e poi mai col bilancino dell'orafo, come purtroppo usano fare tra loro gli amici, inseguendo grilli ipocondriaci o strambe pretese.

Qui nessuno sa nulla dell'altro, quasi non s'accorge degli altri che gli passano accanto; tutti scorrazzano in paradiso da mane a sera senza preoccuparsi troppo, e quando comincia a ribollire la vicina bocca d'inferno [il Vesuvio] chiedono aiuto al sangue di san Gennaro; e con che si difende, o cerca di difendersi tutto il resto del mondo dalla morte e dal diavolo, se non col sangue?

Il trovarsi in mezzo a una massa così innumerevole e perennemente agitata è straordinario e insieme salutare. Come tutto trascorre in impetuoso disordine, e come tuttavia ognuno sa trovare la propria via, la propria meta! In tanta ressa e animazione mi sento perfettamente tranquillo e isolato, e più assordanti sono le strade, più grande si fa la mia calma.

Napoli, 18 marzo 1787

Ormai non potevamo più differire la visita a Ercolano e alla collezione di scavi di Portici. L'antica Ercolano, giacente ai piedi del Vesuvio, era stata completamente sepolta dalla lava, che in seguito a nuove eruzioni crebbe ancora di livello, talché le case si trovano oggi a sessanta piedi sotto terra. La loro scoperta fu dovuta ai lavori di scavo d'un pozzo, durante i quali s'incontrarono dei pavimenti a lastre di marmo. Gran peccato che gli scavi non sian stati eseguiti da minatori tedeschi con un piano ordinato, giacché certamente, in quel brigantesco frugacchiare alla cieca, parecchie mirabili antichità sono andate disperse. Si discende per sessanta, scalini in una grotta, dove al lume delle torce si ammira il teatro che un tempo sorgeva all'aperto e si sente il racconto di tutto quanto fu trovato laggiù e riportato alla luce. Al museo andammo con buone commendatizie e trovando buona accoglienza; non ci permisero tuttavia di fare disegni. Forse proprio per questo il nostro sguardo fu più attento e ci sentimmo più vivamente immersi in quell'epoca remota, quando tutte queste cose circondavano i loro possessori per un immediato uso e godimento. Le casette e le stanzette che avevo visto a Pompei mi parvero allora più piccole e insieme più grandi: più piccole perché le immaginavo gremite dei tanti nobili oggetti, e più grandi perché quei medesimi oggetti non rispondevano a meri bisogni, ma, adornati e ravvivati con gusto e con intelligenza da figurazioni artistiche, allietavano e arricchivano lo spirito meglio di quanto avrebbe potuto farlo la casa più spaziosa.

Abbiamo notato, per esempio, un secchio stupendamente modellato, con un elegantissimo orlo superiore; osservandolo da presso si vede che le due metà dell'orlo si possono rialzare, così che, usando come manico i due semicerchi congiunti, il recipiente si trasporta senza difficoltà. Le lampade, a seconda del numero dei lucignoli, sono adorne di maschere e di viticci, dimodoché ciascuna fiammella illumina un'autentica opera d'arte. Alti e snelli sostegni di bronzo hanno il compito di reggere le lampade, mentre ogni sorta di gustose effigi sono appese alle lampade da soffitto, le quali, col loro dondolìo e oscillìo, moltiplicano la piacevolezza del loro naturale effetto.

Sempre speranzosi di ripetere la visita, seguimmo il cicerone di sala in sala, intenti a ghermire, secondo il favore del momento, diletto e istruzione.

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Monumento a Pulcinella (dal sito del Comune di Acerra).

Napoli, 19 marzo

Basta girare per le strade e aprire gli occhi per vedere spettacoli inimitabili.

Sul molo, uno dei punti più rumorosi della città, vidi ieri un Pulcinella: in piedi su di un assito, era intento a litigare con una scimmia, mentre su un balcone sovrastante una gran bella figliuola faceva offerta delle sue grazie; vicino al palco della scimmia un medicastro magnificava i propri specifici, rimedio per tutti i mali, davanti a una folla di baggei. Raffigurato da Gérard Dou, un quadro del genere avrebbe potuto mandare in visibilio contemporanei e posteri.

Oggi era anche la festa di san Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli, cioè dei venditori di pasta fritta, beninteso della più scadente qualità. E poiché sotto il nero olio bollente arde di continuo una grande fiammata, della loro sfera fa parte anche il tormento del fuoco; perciò iersera avevan fatto, davanti alle loro case, una parata di quadri di anime del purgatorio e di giudizi universali entro un lingueggiare e divampare di fiamme. Sulle soglie delle case grandi padelle erano poste su focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell'olio fumante. Un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo le ciambelle man mano ch'eran cotte e con un altro spiedo le passava a un quarto che le offriva agli astanti; gli ultimi due garzoni erano ragazzotti con parrucche bionde e ricciute, che qui simboleggiano angeli. Alcuni altri completavano il gruppo mescendo vino ai lavoranti, bevendone essi stessi e gridando le lodi della mercanzia; tutti gridavano, anche gli angeli, anche i cuochi. Il popolo faceva ressa, perché in questa serata tutti i fritti si vendono a poco prezzo e una parte del ricavo va persino ai poveri.

Scene simili potrei raccontarne a non finire; e ogni giorno succede lo stesso, sempre qualcosa di nuovo e d'incredibile, basti pensare all'immensa varietà delle vesti che si vedono per la strada, alla folla di gente nella sola via Toledo!

E insomma, se si vive in mezzo al popolo non mancano mai occasioni originali di divertimento; la sua naturalezza è tale da rendere naturali anche noi. Ecco per esempio Pulcinella, la maschera nazionale tipica, come l'Arlecchino di Bergamo, come il Gian-salsiccia delle Alpi: Pulcinella, il tipico servo paziente, tranquillo, piuttosto scanzonato, quasi poltrone, eppure pieno d'umorismo; e di simili servitori e domestici se n'incontrano dappertutto. Il servo che avevo assunto oggi m'ha fatto proprio divertire; e sì che tutta la difficoltà era di spedirlo a cercarmi inchiostro e penne. Capiva a metà, tirava in lungo, si mostrava volonteroso e furfante insieme; insomma, una scena così spassosa che sarebbe stata applaudita in qualsiasi teatro.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  6/2/2008 alle ore 17,37.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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