Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Le squillo al potere?

Due ricerche pubblicate dal Corriere della Sera online suggeriscono la necessità di un ricambio nella classe dirigente italiana.

[Cattura che mostra i due lanci di spalla del Corriere online, di cui parla questo post] Guardando stamattina la home page del sito Corriere.it, la mia attenzione è caduta sul curioso accostamento di due titoli di spalla. L'immagine qui a destra mostra i due lanci, così come sono apparsi online. Il primo riporta tra virgolette il seguente allarme: "La classe dirigente non legge più". Il secondo avvisa: "Le squillo italiane? Sempre più colte".

Andando a spulciare nel testo dei due articoli, nel primo, quello dedicato alla classe dirigenziale, trovo la seguente impietosa analisi:

(...) È Pierfrancesco Attanasio a rivelare che la nuova classe dirigente italiana considera superfluo l'aggiornamento professionale. E chiarisce che siamo in piena tendenza al peggioramento. I dati globali: nel 2000 soltanto un occupato su quattro leggeva un libro l'anno per ragioni di lavoro, un dirigente o libero professionista o imprenditore su due e, addirittura, un ragazzo in cerca d'occupazione su dieci. Includendo quest'ultimo sconcertante dato, il nuovo millennio si apriva con soltanto sei milioni fra gli appartenenti alla popolazione attiva — impiegati e in attesa di impiego — che leggevano per aggiornarsi. Nel 2006 il loro numero è ulteriormente sceso. In cinque anni l'Italia si è ritrovata con un milione di lavoratori informati in meno: cinque milioni in tutto su 25 milioni e quattrocentomila occupati o in cerca d'occupazione.

Per venti milioni di italiani, insomma, libri e lavoro non hanno nessuna attinenza. La classe dirigente non riserva sorprese meno incresciose, visto che nel 2006 la sua percentuale di lettori per motivi professionali è scesa del 7,6 rispetto ai già magri risultati del 2000. In cifre: soltanto 1.067.000 dirigenti, liberi professionisti o imprenditori leggono almeno un libro l'anno che sia collegato al loro lavoro. In compenso, durante questo lustro, il numero dei dirigenti è aumentato, passando da 2.325.000 a 2.779.000. Ciò significa che un milione e settecentomila esponenti della classe dirigente non sono neppure sfiorati dal proposito di leggere un libro per ragioni professionali. Non è il motivo che li porta in libreria neanche una volta l'anno. Incrociando tutte le tabelle Istat relative al 2000 e al 2006, Attanasio scopre che quasi nulla è mutato nelle abitudini della vecchia guardia, piuttosto, è la nuova classe dirigente a considerare superfluo leggere per tenersi al passo con le novità del proprio lavoro. Il mantenimento dello status quo è più che sufficiente. La disillusione sul futuro è servita. Soprattutto se si paragonano le nostre percentuali a quelle estere.

L'altro articolo, invece, ci informa di un'altra realtà, che, a seconda del lato da cui la si guarda, può comunicarci ottimismo o pessimismo:

La conferma arriva da uno studio condotto dall'Associazione Sessuologi su un campione di 386 giovani prostitute a domicilio, contattate telefonicamente in forma anonima. Spesso laureate (una su quattro, poco meno delle diplomate, che rappresentano il 34% del totale), talvolta poliglotte (l'11% dichiara di parlare correntemente una lingua straniera), sono sempre più delle entraineuse a trecentosessanta gradi.

IDENTIKIT - (...) Sempre più colte (si pensi che il 17% dichiara di «fare la vita» per pagarsi gli studi), le prostitute per scelta sfatano il mito della bella senza cervello. Anzi, la maggior parte dei casi studiati ammette di leggere tra i 5 e i 6 libri all'anno (sono, per la precisione, il 29% del totale, dato significativo se si pensa che, negli ultimi 12 mesi, il 62% degli adulti italiani hanno ammesso di non aver letto neppure un libro; fonte: rilevazione Mondadori-Ipsos dell'ottobre 2007) e almeno un quotidiano al giorno (38%). Il fatto di aver ormai del tutto abbandonato la strada, insomma, facilita la fruizione dei mezzi di comunicazione da parte delle prostitute. Ecco, quindi, che le nuove leve non sono affatto digiune di Internet (ben il 32% del campione si collegano alla Rete almeno tre volte al giorno per le più svariate esigenze) e, soprattutto, guardano molta tv (almeno 2 ore al giorno per il 37%).

PROFESSIONE - Ma che cosa fanno nella vita le squillo quando non esercitano? Il nucleo più consistente delle prostitute a tempo parziale è rappresentato per lo più da studentesse, meglio se fuorisede. Questo è quanto riportato sulle carte d'identità del 27% delle intervistate, che trascorrono gran parte della giornata all'università e, avendo più dimestichezza con Internet, si avvalgono principalmente di questo mezzo per procacciarsi clienti da invitare a casa una volta chiusi i libri. Seguono, a ruota, le casalinghe (18%), che possono scegliere l'orario a loro più congeniale per consumare i rapporti clandestini. Non manca chi fa lavori part-time e pensa di arrotondare lo stipendio offrendo prestazioni sessuali a pagamento tra le mura di casa propria, tra un turno e l'altro. Le più attive in tal senso? Sicuramente le operatrici dei call center (14%). Si difendono bene anche le operaie (12%) e le impiegate (11%). Se la strada (vi lavora il 65% delle circa 70.000 persone che in Italia si prostituiscono fonte: Forum Internazionale ed Europeo di ricerche sull'immigrazione, 14 maggio 2005) resta il luogo privilegiato per il sesso a pagamento, è anche vero che la tranquillità delle mura domestiche fa sempre più proseliti. L'inasprimento delle sanzioni per chi esercita il mestiere più antico del mondo e il giro di vite delle forze dell'ordine c'entrano sì, ma fino a un certo punto. Infatti le prostitute «casalinghe», che rappresentano ormai il 50% del mercato, non sono le immigrate, ridotte in schiavitù e costrette a vendere il proprio corpo perchè prive di alternative, bensì donne per lo più italiane, magari impegnate e culturalmente preparate, che vendono le loro grazie in Internet e accolgono i clienti nei ritagli di tempo per avere una ulteriore fonte di reddito.

Facendo due più due, a me la soluzione sembra semplice. Avere una classe dirigente di alto livello è fondamentale per il progresso generale del paese. Visto che le nuove leve della classe dirigente italiana non amano aggiornarsi professionalmente, io suggerirei di mandare in blocco costoro sulla strada e assumere al loro posto le squillo che, invece, amano leggere e documentarsi. Ne trarrebbe vantaggio l'asfittica economia italiana e - ne sono sicuro - le relazioni professionali tra dirigenti e dipendenti diventerebbero di gran lunga più divertenti...

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  12/2/2008 alle ore 9,29.

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