Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Kafka è nato a Vienna? Non mi risulta

La mancanza di cultura dei nostri politici è amplificata (o nascosta: dipende dai punti di vista) dall'ancor maggiore ignoranza dei giornalisti.

[Franz Kafka] Nella giornata di oggi, domenica 24 febbraio, l'agenzia ANSA lancia la seguente notizia, BERLUSCONI: INTESA PDL-MPA, IN SICILIA CORRE LOMBARDO, al fondo della quale si può leggere:

Al cronista che gli chiede se l'appoggio di Cuffaro a Lombardo possa creare qualche imbarazzo a livello nazionale al Pdl, Micciché risponde con una battuta ironica: "Evidentemente c'è un motivo per cui KafKa è nato a Vienna e Pirandello è nato in Sicilia".

Immediatamente il lancio d'agenzia viene ripreso dal Corriere, in un articolo intitolato «Silvio costretto a cedere a pressioni», all'interno del quale leggiamo:

«CUFFARO? KAFKA NON E' SICILIANO...» - Resta però la contraddizione Cuffaro, l'ex presidente della giunta regionale, esponente dell'Udc, che per primo aveva espresso il proprio sostegno a Lombardo. Nessun imbarazzo a livello nazionale? ha chiesto a Micciché il cronista dell'Ansa. Ironica e amara la risposta: «Evidentemente c'è un motivo per cui Kafka è nato a Vienna e Pirandello è nato in Sicilia».

Anche La Stampa riprende la notizia e titola: Caso Sicilia, Miccichè si allinea: "Lombardo avrà il mio appoggio". Nel corpo dell'articolo non manca una ripresa letterale delle parole di Micciché riferite dall'ANSA:

Al cronista che gli chiede se l'appoggio di Cuffaro a Lombardo possa creare qualche imbarazzo a livello nazionale al Pdl, Miccichè risponde con una battuta ironica: «Evidentemente c'è un motivo per cui KafKa è nato a Vienna e Pirandello è nato in Sicilia».

Il riferimento a Kafka rimbalza anche sui notiziari via web, come per esempio in Temporeale di Libero, che pubblica un articolo contenente la medesima dichiarazione di Gianfranco Micciché, presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana.

La bellezza del Web è che permette appunto la più rapida diffusione delle notizie.

Il fatto è che Kafka non è per nulla nato a Vienna, ma a Praga (nel 1883).

Ora, potremmo avanzare l'ipotesi che il riferimento "colto" di Micciché a Kafka, contenente l'erronea attribuzione della sua nascita a Vienna, sia un banale lapsus (Kafka è in effetti morto, non nato, nei pressi di Vienna, precisamente nel sanatorio di Kierling, a causa della tubercolosi, nel 1924).

Quello che secondo me, invece, non è minimamente scusabile è il comportamento da pecoroni dei giornalisti, che ormai troppo spesso non fanno altro che fare da megafono alle dichiarazioni dei politici, avendo abdicato completamente a qualsiasi forma di critica e di controllo su quanto i politici stessi dichiarano. Negli articoli che ho citato, infatti, non è presente alcuna precisazione riguardo l'errore relativo al luogo di nascita di Kafka, e non penso che si tratti di una forma di delicatezza verso l'onorevole Micciché...

Perché io, che per lavoro faccio l'informatico e non il giornalista, appena ho letto della presunta nascita di Kafka a Vienna ho sentito un campanello d'allarme e sono andato a controllare, avendo la certezza che si trattasse d'un errore, mentre i giornalisti dell'ANSA, del Corriere, de La Stampa e di chissà quanti altri giornali e siti informativi si limitano a copiare e incollare, o registrare dal vivo, le dichiarazioni dei politici, senza preoccuparsi minimamente di controllarle ed eventualmente di contestarle? Analogamente, qualche giorno fa è occorsa l'attenzione dei blogger per scoprire che la presunta poesia di Neruda recitata da Mastella in Parlamento era opera in realtà della brasiliana Martha Medeiros.

Se il livello medio del giornalismo italiano è questo, conviene cominciare a prendere le informazioni da altre fonti, qualsiasi fonte in cui le notizie e le informazioni vengano date dopo averle attentamente verificate. Di passacarte travestiti da giornalisti non sappiamo davvero che farcene.

Postilla del 28 febbraio 2008

E' straordinaria (per noi italiani) l'importanza che i giornali statunitensi attribuiscono ai fatti, e perciò al controllo delle notizie prima di pubblicarle, in confronto all'insopportabile approssimazione dei principali quotidiani italiani (in questo caso le edizioni online del Corriere della Sera e de La Stampa), che hanno contribuito a spostare il luogo di nascita di Kafka da Praga a Vienna, con il loro riportare la dichiarazione di Micciché senza battere ciglio, senza neanche un "sic" tra parentesi che avvertisse il lettore che il giornale era consapevole dell'errore contenuto nella dichiarazione.

Vale perciò la pena di riportare qui, per confronto, l'editoriale di Giovanni De Mauro, tratto dal sommario del numero 732 della rivista Internazionale.

Incubo

"Leggere il New Yorker è un piacere, lavorare per loro un incubo", racconta Nick Hornby. "Hanno quella mania così americana di verificare ogni dettaglio. Quando gli mandi un articolo, poi devi aspettare tre settimane prima di avere una risposta che, per l'ora di New York, ti rovina la serata. Una volta mi hanno chiamato in piena notte per controllare le parole di una canzone. Non si fidavano della mia trascrizione. Alla fine ho dovuto avvicinare il telefono alle casse dello stereo per fargli ascoltare il cd". Il New Yorker ha una squadra di venti fact checker, tutti sotto i trent'anni, che controllano ogni singola informazione contenuta negli articoli del settimanale. Controllano pure i fumetti e le poesie inedite. Non solo: richiamano tutte le persone intervistate, comprese le fonti anonime, come quelle citate da Seymour Hersh nella sua nuova inchiesta che pubblichiamo in questo numero. "Con i fact checker dormo meglio la notte", ha detto David Remnick, il direttore del New Yorker. - Giovanni De Mauro

Commenti dei lettori

  1. Commento di nany - 4/6/2010 ore 16,18

    ho appena finito di leggere quello scritto di goethe. alcune situazioni non sono cambiate per niente come il razzismo del nord al sud, che ci definiscono scansafatiche, o il fatto che a napoli ci sono sempre più genti povere ( ringrziamo ai politici che ci governano) altre cose sono un pò cambiate come il lavorare per godere, (in effetti oggi si vive per lavorare) o il saper godere la vita.
    spero che un domani Napoli possa risplendere nella sua ricchezza,perchè questa città se lo merita, e noi napoletani dovremmo fare la nostra parte...

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  24/2/2008 alle ore 16,41.

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