Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Non sono tutti uguali

Diliberto, Mastella, De Mita e le mani nelle tasche degli italiani.

[Oliviero Diliberto]Il qualunquismo strisciante induce molti, giustamente disgustati dalla politica italiana, a non perdere occasione di gettare là un "tanto sono tutti uguali", che finisce per tagliare alla radice qualsiasi ragionamento sulle attuali forze in campo.

[Clemente Mastella] No, io non credo che siano tutti uguali. I programmi degli schieramenti che si presentano alle elezioni politiche 2008 in qualche caso si somigliano, e non poco, ma vi sono differenze tra gli uomini che non dovrebbero passare inosservate.

A me sembra, per esempio, che il gesto fatto dal segretario dei comunisti italiani Oliviero Diliberto, di cedere il proprio posto di capolista in Piemonte all'operaio della Thyssen Krupp Ciro Argentino, sia di quelli che si vedono raramente in Italia: qualcuno che si fa da parte di propria iniziativa, senza che l'atto sia il risultato di una solenne trombatura già scritta. Come è accaduto invece per Clemente Mastella, segretario dell'Udeur, che si è fatto da parte non per la stanchezza accumulata in trenta e più anni di Parlamento, ma solo perché si è reso conto di non avere più nessuna barca su cui salire: ogni potenziale alleato ha infatti capito che imbarcare un voltagabbana come lui significa ormai perdere elettori, oltre che doversi confrontare di continuo con i suoi ricatti da "ago della bilancia" [nota successiva: ancora non sapevo dell'offerta di Boselli a Mastella: della serie "Machiavelli mi fa un baffo" oppure "voti non olent"...].

[Ciriaco De Mita]Non sono tutti uguali. Per un Veltroni che decide di far posto a forze giovani e candida la sconosciuta Pina Picerno al posto di De Mita, sopravvissuto a oltre quarant'anni di permanenza in Parlamento, c'è un Casini che non esita a prendere a bordo nel suo partito il vecchio democristiano, facendolo capolista al Senato per la Campania.

[Pierferdinando Casini]Ora Casini ha voglia di distillare il suo moralismo "riformista" agli italiani, raccontandoci da ogni televisione la storia dell'identità e dei valori da difendere, ma se la sua difesa passa attraverso le candidature di De Mita, "il nuovo che avanza", e di Cuffaro, con i suoi cinque anni di condanna per favoreggiamento (sia pure in primo grado), be', non sappiamo che farcene di questi valori. Casini, del resto, è lo stesso che sostenne il Family day pur essendo convivente e lo stesso che, da Presidente della Camera, si affrettò a telefonare a Dell'Utri e a testimoniargli pubblicamente la sua solidarietà, poco prima che il tribunale lo condannasse a nove anni di carcere per concorso in associazione mafiosa. Sbaglierò, ma credo che sia davvero difficile, persino in Italia, trovare qualcuno che mostri più distanza di Casini tra le parole e i comportamenti.

[Silvio Berlusconi]Perché le parole sono importanti. Uno stesso concetto può essere espresso in molti modi differenti. Il modo in cui si dicono le cose racconta il modo di essere di chi dice quelle cose. Si può dire, per esempio: "La prima promessa del nostro programma è che non aumenteremo le tasse". Oppure si può dire, usando altre parole: "La prima promessa del nostro programma è che non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani". Quest'ultima è l'espressione tanto cara a Berlusconi e a molti altri esponenti della sua parte politica, ripetuta infinite volte nel corso di telegiornali e talk show politici. Quell'espressione non ci informa semplicemente di un programma politico di riduzione delle tasse, ma ci fa capire che chi lo sostiene ritiene lo Stato un nemico dei cittadini, un pericoloso ladro da cui stare in guardia.

[Tommaso Padoa Schioppa]Per quanto mi riguarda, penso che le tasse non saranno proprio "bellissime", come ha sostenuto forse improvvidamente il ministro dell'economia Padoa Schioppa, ma sono certamente civilissime. Uno Stato che fa pagare le tasse secondo giustizia non è un ladro, non mette le mani nelle tasche dei cittadini, ma assicura servizi essenziali per la vita associata, come la scuola, la sanità, le pensioni, la manutenzione delle strade.

Certo, lo Stato italiano spreca tantissimi soldi pubblici, la Sicilia per esempio è un autentico buco nero dove i soldi dei cittadini finiscono in infiniti rivoli di finanziamento pubblico ai privati. Molto si può e si deve fare per migliorare l'uso dei soldi pubblici, ma l'espressione "mettere le mani nelle tasche dei cittadini" è veramente squallida, e rivela una concezione morale altrettanto squallida. Posso permettermi di affermare ciò in tutta libertà e coscienza: non sono infatti un dipendente pubblico finanziato dalle "tasche dei cittadini", ma un libero professionista, che lavora con difficoltà in un mercato di contratti sempre più precari e che, con altrettanta difficoltà, paga le sue tasse fino all'ultimo centesimo.

Nel decidere per chi votare (e anche nel decidere di non votare affatto, come suggerisce Beppe Grillo), io credo che occorra soffermarsi, prima ancora che sui programmi, sui comportamenti e sulle parole dei politici che chiedono il nostro voto.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Massimiliano - 13/3/2008 ore 14,24

    Quello che dici è condivisibile, ma ti sei chiesto se il tuo voto, come il mio del resto, servirà ad eleggere proprio quel politico?

    L'attuale legge elettorale è davvero una porcata ed impedisce di fatto la scelta del candidato.
    Poche persone hanno già scelto per noi: dobbiamo solo indicare la lista meno ... riprovevole!

    Sarà per me frustrante recarmi al seggio ad aprile!

    P.S.: Chissà forse una astensione di massa potrebbe scuotere questa oligarchia democratica ed obbligarla ad un reale ricambio. Non so davvero quale altra possibilità abbiamo oltre alla speranza di una improbabile invasione da parte della Germania o della Francia.
  2. Commento di Michele Diodati - 13/3/2008 ore 17,51

    So benissimo che il mio voto non esprimerà una preferenza personale per un candidato, ma solo per la lista stilata dal segretario di un partito. E sono d'accordo che si tratti di una porcata, perché in un famoso referendum degli anni '90 gli italiani si erano espressi a larghissima maggioranza a favore di un sistema elettorale ben diverso.

    Effettivamente un'astensione di massa potrebbe essere un bel sistema per dare una scossa al mondo semiputrefatto della politica italiana. Tuttavia temo che i rischi di tale astensione possano essere maggiori dei benefici. In fondo un popolo che non si prende la briga di esprimere un parere in cabina elettorale è un popolo pronto a farsi dominare da qualcuno sufficientemente forte e astuto da interpretare la voglia di "uomo forte" che molti, più qualunquisti che altro, sembrano manifestare. E stai certo che nessuno dall'Europa verrà a liberarci.

    Personalmente temo il ritorno di Berlusconi, che ora più che mai è disposto a qualunque cosa per il potere fine a se stesso e dimostra lo spregio più grande per le ragioni ideali della politica (che altro sono le candidature di Ciarrapico e della Mussolini in un partito che si dice moderato, se non la più schietta e bieca ammissione di accettare qualunque compromesso per il raggiungimento del proprio fine?).

    Pur con tutti i suoi limiti, che non sono pochi, penso che il partito democratico rappresenti nel panorama politico italiano attuale l'unica concreta possibilità di evitare al Paese una nuova deriva berlusconiana (che per me vuol dire - mi scusino i suoi elettori - impunità generalizzata per i crimini economici, ulteriore abbassamento dell'etica pubblica, declino economico del paese, estremizzazione delle ingiustizie sociali, istituzionalizzazione dei conflitti d'interesse a tutti i livelli, sottomissione completa del Parlamento e dell'informazione alle gerarchie vaticane).
  3. Commento di Massimiliano - 13/3/2008 ore 19,2

    Il tuo timore è più che fondato: non credo proprio si possa evitare il ritorno di Berlusconi!

    La candidatura di Ciarrapico, assieme alle meschine ammissioni di Berlusconi in proposito, confermano la volontà di voler arrivare al potere con ogni mezzo.

    Riguardo a Ciarrapico, non è tanto il suo estremismo a farmi rabbrividire, bensì la fedina penale, ben descritta dal puntuale Marco Travaglio nell'articolo "Camicia nera, fedina pure".

    Sempre in tema di elezioni posso consigliare una serie di articoli, che dimostrano dati alla mano la bontà delle intenzioni nei programmi proposti dai vari partiti: è consultabile nella sezione "Vero o Falso" del sito Lavoce.info.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  8/3/2008 alle ore 18,16.

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